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Osservatorio Ambientale, i Sindaci diffidano il Pincio

CIVITAVECCHIA – Civitavecchia è sempre più isolata dal resto del comprensorio. La decisione di voler uscire dal consorzio dell’Osservatorio Ambientale, formalizzata nel corso dell’ultimo consiglio comunale, non è stata condivisa dai sindaci dei comuni di Allumiere, Monte Romano, Santa Marinella, Tarquinia e Tolfa che, dopo i primi dubbi espressi all’indomani della delibera approvata dalla maggioranza all’aula Pucci, sono passati ai fatti, inviando due diverse lettere.

La prima proprio al collega Antonio Cozzolino, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e all’assessore regionale all’Ambiente Fabio Refrigeri, nella quale si diffida il Comune al rispetto di procedure e norme che, a loro dire, non sarebbero state rispettate. Tanto che, si legge nel documento, allo stato dei fatti l’uscita dal consorzio non può essere efficace a partire dal 1° gennaio in quanto mancherebbero proprio i tempi tecnici previsti. «Pur ritenendo discutibile – scrivono i sindaci – le motivazioni di pubblico interesse addotte, ad oggi non è stata convocata dal sindaco di Civitavecchia, nella sua qualità di presidente dell’assemblea consortile, per prendere atto del recesso deliberato dal Comune di Civitavecchia. La mancata convocazione non ha consentito ai Sindaci, nella loro qualità di membri dell’assemblea, alcuna presa d’atto che deve avvenire almeno due mesi prima della scadenza dell’esercizio finanziario, per essere efficace dall’esercizio successivo». Da qui i motivi della diffida rivolta a Palazzo del Pincio, con la possibilità che possano aprirsi anche strade diverse. «Eventuali decisioni assunte – scrivono infatti i cinque sindaci – essendo in palese contrasto con le previsioni statutarie e convenzionali, verranno impugnate nelle competenti sedi».

L’altra nota, invece, è rivolta ai Ministeri delle Attività Produttive e dell’Ambiente, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e, per conoscenza, al sindaco Cozzolino, alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, al Prefetto di Roma e quello di Viterbo e ad Enel.  Una lettera tecnica, che ripercorre di fatto il ‘‘legame’’ tra l’impianto Enel di Torrevaldaliga Nord e le attività del Consorzio. In questo caso i sindaci si dicono preoccupati del rientro in possesso, da parte del Pincio, delle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria e soprattutto della possibilità «che questa rete continui – hanno scritto – ad essere esercitata con gli standard di qualità finora garantiti. La delibera infatti non specifica nulla sulle intenzioni dell’amministrazione comunale inerenti l’esercizio della rete ed in sede di discussione in Consiglio Comune un esponente della maggioranza ha esplicitamente motivato la decisione con l’inutilità della rete ed auspicato la sua disattivazione». E ricordano come la Rqa nasce dalla prescrizione formulata dal decreto di autorizzazione all’esercizio della centrale Tvn del Ministero delle Attività produttive del 2003, con l’ubicazione delle 11 stazioni valutata ed approvata da Arpa Lazio.

«Il Consorzio – hanno aggiunto – gestisce attualmente la rete nel pieno rispetto degli obiettivi di qualità e provvede con convegni e rapporti annuali ad informare la popolazione sulla qualità dell’aria e su eventuali episodi di superamento dei parametri di legge da parte di specifici inquinanti». I Sindaci parlano quindi di una delicata situazione che si è venuta a creare all’indomani dell’approvazione della delibera di consiglio «fiduciosi che – concludono – nel rispetto della vigente normativa, le autorità vogliano attivarsi per impedire che l’esercizio della centrale di Tvn sia consentito in assenza di un adeguato funzionamento della rete».

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