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Boom di dermatiti da lavoro, in 8 anni oltre 100 allergeni

Boom di dermatiti da lavoro, in 8 anni oltre 100 allergeni

Si allunga la liste delle professioni a rischio. Allarme dei medici:«In tempi di crisi si tace per non perdere il posto»

C’è l’istruttore di nuoto allergico al cloruro d’alluminio usato per igienizzare le piscine, e c’è il falegname ipersensibile alla segatura. Insieme a loro l’idraulico che non tollera la gomma dei tubi, l’addetto del fast food che non può toccare il chili, il barista impossibilitato a servire una camomilla, l’estetista irritata dai cosmetici, il giardiniere tormentato dagli erbicidi e il tabaccaio che sta male maneggiando i gratta e vinci. Fino al medico, all’infermiere o alla badante a rischio ogni volta che somministrano un farmaco. Tutti esempi presi a caso nell’esercito dei lavoratori afflitti dalle dermatiti professionali: i casi denunciati sono circa 600 all’anno, ma per gli esperti della Sidapa (Società italiana di dermatologia allergologica professionale e ambientale) sono soltanto la punta di un iceberg ben più profondo. Negli ultimi 8 anni sono stati scoperti 172 nuovi allergeni, spiegano. E 4 su 10 sono ‘veleni’ che si incontrano sul lavoro. «Ben 119 dei nuovi allergeni sono correlati a dermatiti in ambiente lavorativo», segnalano gli specialisti che si sono riuniti in Congresso nazionale a Caserta, convinti «che i lavoratori colpiti da una patologia dermatologica correlata alla professione siano un numero molto più elevato. Le mancate denunce derivano in buona parte dalla crisi economica: la paura di perdere il lavoro spinge molti a tacere i disturbi e a conviverci con fatica. Segnalare i problemi è invece essenziale per riconoscere le situazioni di rischio e mettere in pratica i metodi di prevenzione, spesso molto semplici, che possono impedire la comparsa di dermatiti professionali». Nicola Balato, presidente del Congresso e professore associato di Dermatologia all’università Federico II di Napoli, riferisce che «ogni anno sono poco meno di 20 i nuovi allergeni individuati dagli studi scientifici, e per il 40% si tratta di sostanze comuni in ambiente lavorativo. Un terzo appartiene alla lista degli ingredienti usati in ambito cosmetico, che mettono a rischio estetiste, parrucchieri e addetti dei centri benessere». Ma l’elenco delle professioni ‘pericolose’ si allunga nel tempo. Guanti e creme barriera sono alcune delle misure suggerite dalla Sidapa, però per Cataldo Patruno, co-presidente del Congresso e consigliere della società, «la prevenzione dovrebbe iniziare anche prima di mettere la firma sul contratto di lavoro. Potrebbe bastare una consulenza dermatologica in giovane età a chi ha avuto problemi di atopia per indirizzare verso impieghi sicuri».

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