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Gianlorenzo rinviato a giudizio per estorsione e violenza privata

Gianlorenzo rinviato a giudizio per estorsione e violenza privata

Il giornalista andrà a processo insieme all'avvocato Samuele De Santis a Viterbo, dove già deve rispondere, fra l'altro, anche di calunnia nei confronti di due agenti della polizia stradale

VITERBO – Il giornalista viterbese Paolo Gianlorenzo (da tempo noto anche a Civitavecchia dove arrivò negli anni scorsi al seguito di Gianni Moscherini, di cui oggi è portavoce), e l’avvocato Samuele De Santis sono stati rinviati a giudizio dal gup di Viterbo Stefano Pepe per quella che il pm Massimiliano Siddi ha ribattezzato “una joint venture stampa-avvocatura”: secondo la Procura De Santis avrebbe sfruttato i contatti con Gianlorenzo per ampliare la cerchia dei propri clienti e farsi nominare loro legale, prospettandogli una “gestione” della cronaca giudiziaria e la capacità di tener buono il giornalista (ex direttore di Nuovo Viterbo Oggi, poi dell’edizione di Viterbo de L’Opinione, attualmente titolare del suo blog Etrurianews.it). Per la procura, è estorsione in concorso tra loro. 

Il giornalista risponde anche di violenza privata nei confronti della moglie del vicecoordinatore regionale di Forza Italia Francesco Battistoni. Un’accusa che lo fece finire a Mammagialla nel novembre 2013.

Più di quattro ore di udienza, tra gli interrogatori dell’avvocato e del giornalista. Ma il primo ha risposto solo sull’accusa di falso su una pratica,ed ha visto respinta la richiesta di separare la sua posizione da quella di Gianlorenzo, rinunciando all’udienza preliminare e saltando subito al processo. 

Alla fine, non c’è stato nessun proscioglimento, neppure dalle accuse meno gravi. “Una contestazione più infondata di questa non c’è”, hanno dichiarato i difensori di Gianlorenzo. Taormina si è detto “amareggiato”. “Confondere i fatti accaduti con reati così gravi mi sembra un errore – ha commentato l’avvocato Carmelo Ratano per De Santis -, ma affronteremo il processo ad aprile dimostrando che non c’è stata nessuna estorsione. Un’accusa troppo pesante per essere anche solo un po’ realistica. La pena minima è cinque anni”. 

Gianlorenzo, si è difeso sostenendo di non aver avuto nessun ruolo nella nomina di De Santis come avvocato da parte di Luigi Todaro, uno degli indagati dell’inchiesta sugli appalti truccati “Genio e sregolatezza”. Anche l’ex assessore provinciale Paolo Bianchini ha raccontato di essere stato contattato per nominare De Santis come suo legale, sentendosi dire frasi come “ti stanno addosso”. In realtà quell’indagine non lo ha neanche sfiorato.

La tattica utilizzata dai due venne descritta punto per punto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Gianlorenzo nel 2013 e redatta dal gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato.

Paolo Gianlorenzo e Samuele De Santis “al fine di trarne un ingiusto profitto, in concorso tra loro, mediante minacce, implicite e larvate costringevano Paolo Bianchini a conferire al De Santis la delega per effettuare una richiesta ex articolo 335 c.p.p., finalizzata a ricevere comunicazioni dalla Procura della Repubblica di Viterbo” relative alla sua eventuale iscrizione nel registro delle notizie di reato in qualità di indagato.

Procedura praticamente identica riproposta anche nei confronti di Luigi Todaro che, sempre al fine di far ottenere la delega all’avvocato De Santis, “costringevano, mediante un complesso sistematico e organico di condotte intimidatorie e minatorie”.

Secondo quanto raccontato da Luigi Todaro “De Santis e Gianlorenzo avevano alimentato in lui un forte senso di paura prospettandogli l’imminente applicazione nei suoi confronti di una misura cautelare sulla scorta di atti e informazioni in loro possesso”.

Un sistema che, invece, non funzionò né con Amedeo Orsolini né con Armando Balducci. Il primo, ad esempio, dopo aver avuto alcuni contatti con De Santis e con Gianlorenzo “non li aveva più rivisti avendo deciso di continuare ad avvalersi del suo difensore di fiducia”.

Il terzo step della presunta tecnica estorsiva sarebbe stato quello di tranquillizzare le vittime millantando di poter controllare in qualche modo una parte della stampa.

“Il Bianchini – si legge ancora nell’ordinanza – ha riferito di aver ricevuto un sms con il quale il De Santis gli aveva comunicato: uscita soft su Etruria News, Gianlorenzo non si controlla, però non è pesante, se vuoi uscire sui giornali con la cronaca giudiziaria fammi sapere che te la organizzo come si deve”. 

Il reato ipotizzato è quindi l’estorsione perché “la minaccia costitutiva del delitto di estorsione, oltre a essere palese ed esplicita, può essere manifestata anche in maniera implicita e indiretta, essendo solo necessario che essa sia idonea a incutere timore e a coartare la volontà del soggetto passivo”.

Ognuno aveva il suo ruolo e se uno di quelli principali di Samuele De Santis era di manifestare “la possibilità di ottenere il certificato di cui all’articolo 335 c.p.p. in tempi rapidi rispetto all’ordinario”, la presenza di Gianlorenzo agli incontri con le vittime “aveva il preciso scopo di incutere ancor più timore nella parte offesa in ragione dei metodi giornalistici non proprio morbidi adottati dallo stesso”.

L’avvocato Samuele De Santis nel 2013 rimase alcuni giorni ai domiciliari e poi venne liberato, mentre per Paolo Gianlorenzo si aprirono le porte del carcere di Mammagialla. Poi, dopo l’interrogatorio di garanzia il gip gli concesse i domiciliari, dove rimase diverse settimane prima di essere liberato.

Intanto, Gianlorenzo è stato anche rinviato a giudizio in qualità di direttore responsabile del sito Etruria News, per aver offeso la reputazione proprio dell’avvocato Samuele De Santis, costituito parte civile. Secondo la parte offesa, l’intento di Gianlorenzo, ancorché diffamatorio, sarebbe stato quello di lanciare un messaggio intimidatorio nei suoi confronti. L’imputato, con i suoi articoli, avrebbe cioè tentato di far ”ravvedere” l’avvocato De Santis, che nell’ambito di un altro procedimento penale ha accusato Gianlorenzo di averlo minacciato e ricattato.

A settembre Gianlorenzo era finito sotto processo sempre a Viterbo anche per calunnia. Il gup Stefano Pepe lo ha rinviato a giudizio, con il processo che prenderà il via a gennaio, con l’accusa di aver calunniato due agenti della polizia stradale, insinuando che avessero inserito un file riguardante un suo rapporto sessuale nel fascicolo delle indagini.

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