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«Voglio sapere come sono andate le cose»

«Voglio sapere come sono andate le cose»

È il commento di mamma Marina all’indomani della notizia sulla chiusura delle indagini da parte della Procura. Prevista per domani la lettura del corposo fascicolo. I famigliari del ragazzo si sfogano: «La legge prevede 21 anni per omicidio volontario»

di DANILA TOZZI

LADISPOLI – Cautamente soddisfatti perché almeno le indagini preliminari sono concluse. Molto meno circa i risultati. I familiari di Marco Vannini il ragazzo ucciso da un colpo di pistola nella notte del 17 maggio scorso infatti non sono ancora entrati in possesso del corposo fascicolo che riguarda la morte del ventenne ma domani, è stato assicurato, potranno leggere pagina dopo pagina le motivazioni depositate e capire perché «non sono ancora andati in carcere». Eppure ha commentato la notizia la mamma Marina che in tutti questi mesi si è battuta come un leone per ottenere verità e giustizia «noi invece ci siamo stati e ancora ci siamo in galera. Un tempo infinito di dolore che comunque non si attenua ma per rispetto nei confronti di mio figlio io devo, voglio sapere chi lo ha ucciso e perché». Avranno almeno 20 giorni a disposizione per fare eventualmente, se è il caso, osservazioni per richiedere magari qualche approfondimento di indagine in più ma è ancora troppo presto per anticipare considerazioni, finchè il documento non sarà reso pubblico. Sicuramente non si fermeranno fino a che non sapranno cosa sia avvenuto esattamente quella maledetta notte. È una promessa. «Queste persone (riferite ai quattro componenti della famiglia Ciontoli) dovrebbero essere condannati per omicidio volontario a 21 anni di carcere: lo prevede la legge. Ma perché sono ancora liberi di girare, di condurre una vita normale?». Tante ancora le risposte che si aspettano agli interrogativi che l’hanno tormentati da quando arrivò quella fatidica telefonata in cui venivano avvisati che il ragazzo ferito, in quella bella serata di maggio, era stato portato al Pit di Ladispoli. Sembrava una cosa da niente, eppure fu l’ultima volta in cui i familiari videro il giovane: bello, sorridente, dal sorriso accattivante, immortalato in numerose foto al mare che tanto amava. Una vita spezzata che vogliono ricomporre nei suoi ultimi momenti. Una volta fissata la prima udienza, passeranno ancora mesi prima che si concluda tutta la questione. Dovranno ancora attendere quindi ma loro non hanno fretta. Ha scritto infatti su Fb il cugino di Marco, Alessandro: «Ci batteremo perché tutti paghino, sia chi era in casa quella sera, sia chi ha altri tipi di responsabilità». Quindi conclude con parole di fuoco. «Questo ci fa male, ma la loro sorte è solo rimandata».

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