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«Un ‘‘no’’ per ridare la parola ai cittadini»

«Un ‘‘no’’ per ridare la parola ai cittadini»

Sull’esito della consultazione del campo sportivo esultano le associazioni. Polemiche sul quorum inserito dall’amministrazione appena tre giorni prima del referendum

di DANILA TOZZI

LADISPOLI – Esultano le numerose associazioni del territorio (Animo onlus, L’Altraladispoli, La Metamorfosi, Natura per tutti onlus, La Persona obiettivo solidarietà, Comitato Rifiuti Zero Ladispoli, Salviamo il Paesaggio Litorale Roma Nord, il Colibrì, Pixi, GAR Ladispoli, Fare Verde Ladispoli, Upter Solidarietà, Terre Responsabili, Comitato Caere Vetus, Nova Gemina, Comitato San Nicola) che con la loro presenza hanno contribuito ad avvalorare il fronte del no al referendum indetto dall’amministrazione comunale, domenica scorsa, per il progetto di Piazza Grande.

«Una giornata storica quella del 29 novembre 2015 per Ladispoli e i suoi cittadini –hanno commentato i risultati i sostenitori del No- che, insieme ad associazioni e comitati di quartiere, hanno dimostrato che “l’unione fa la forza”; infatti associazioni e comitati, pur criticando la mancanza di un regolamento comunale per i referendum, richiesta su cui il Comune fa tuttora “orecchie da mercante” e osservando la assoluta limitatezza del numero dei cittadini aventi diritto al voto (solo i residenti di alcune strade del quartiere) hanno ristabilito un principio di democraticità, invitando a votare No alla consultazione su Piazza Grande, senza subire le pressioni dell’amministrazione».

Tra sabato 28 e domenica 29 tanti gli esponenti delle associazioni e dei comitati che si sono alternati in una staffetta senza soluzione di continuità, parlando con i cittadini ed informando sui motivi del No all’ennesimo progetto di cementificazione. «Un ‘‘no’’ –insistono gli iscritti alle associazioni- che non significa essere contro a prescindere, bensì un ‘‘no’’ che significa ridare la parola ai cittadini sulla riqualificazione di un quartiere strategico per tutta la città, come quello del campo sportivo. La consultazione si è svolta in chiesa e non in una struttura pubblica ed il parroco stesso, con una missiva circolata qualche giorno prima della consultazione presso le case dei votanti, aveva invitato ha votare a favore del progetto, schierando anche la Chiesa in un confronto squisitamente politico. Si sono create quindi tutte le condizioni perchè fosse ostacolata un’ampia partecipazione dei cittadini, creando smarrimento tra chi era stato ingiustamente escluso dal voto, tra chi pur potendo votare e magari appartenendo ad altro culto, si è trovato ad essere “invitato” a votare Sì dal rappresentante di una religione non praticata; infine una consultazione su un progetto già approvato in consiglio comunale. Ma tra discriminazioni, pressioni religiose e domande farlocche su “vuoi una strada o un sottopasso?” malgrado ciò, tante persone si sono recate a votare e la maggioranza dei votanti si è schierata per il No. Il Sindaco che fa a questo punto? Ha già dichiarato che l’Amministrazione non cambierà la sua posizione. Ha perso un’occasione per ascoltare i cittadini. Noi invece diciamo Sì ad un progetto alternativo, senza palazzine, con meno cemento, più verde, più servizi utili alla cittadinanza. Le associazioni ed i comitati, rinnovano oggi tutti uniti il loro impegno nel proseguire in questa battaglia di legalità e civiltà contro lo sfruttamento di suolo ed a vantaggio della tutela del paesaggio, sostenendo progetti per il bene comune contro ogni speculazione. Un’esigenza, una necessità ribadita anche dalla Conferenza sul Clima, in svolgimento a Parigi, ovvero “preservare il Suolo”». Ed in effetti l’amministrazione ha dichiarato che andrà avanti e forse l’amministrazione del comune di Ladispoli ha ragione a non prendere in considerazione il referendum consultivo su Piazza Grande perché lontano dall’essere una democratica consultazione. Lo si evince chiaramente dall’iter intrapreso dall’amministrazione che mette in chiaro tutta l’approssimatezza con cui si sono svolte le cose. L’indizione del referendum non è stata fatta come si crede con largo anticipo rispetto alla data del voto, 29 novembre, ma addirittura solo tre giorni prima: il 26 novembre con delibera di giunta.La cosa più grave però è che la regola, alla quale l’amministrazione ora si appella per non ritenere valida la consultazione, ovvero il famoso quorum 50%+1, è stata aggiunta solo 3 giorni prima della consultazione, quando si poteva avere una chiara percezione dell’andamento del voto e della partecipazione reale degli abitanti del quartiere.

Per dimostrare questo fatto è necessario ripercorre i passaggi recenti di questa storia.

In data 14 novembre il sindaco Paliotta con una mail, seguita poi da comunicato stampa ufficiale, annuncia il referendum per il 29 novembre presso la sala parrocchiale del quartiere. Si presuppone quindi che esista un atto che indice la consultazione, ma non è così. In data 17 novembre l’amministrazione convoca anche dei membri di minoranza per presentare i punti della delibera con la quale verrebbe indetto il referendum consuntivo. Questo significa che l’atto al 17 novembre non c’era. Nel deliberato presentato ai consiglieri sono presenti 10 punti tra cui non figura però alcun quorum. Nel frattempo la campagna elettorale era in corso, ma di fatto non c’era un atto che regolamentava la consultazione né tantomeno il quesito sul quale i cittadini si sarebbero espressi. Il comune però spendeva già soldi per manifesti con tanto di logo del comune e firma amministrazione comunale che invitava i cittadini a votare ‘‘sì’’. Il 26 novembre si riunisce la giunta, tutti presenti tranne l’assessora Di Girolamo. Si indice il referendum con delibera n. 225. Nel deliberato compaiono tutti i punti presenti nella bozza di delibera illustrata alla minoranza con l’aggiunta di un ulteriore punto: il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto. Dall’indizione della consultazione al voto poi sono passati solo 3 giorni, ma c’è di più.Perché la regola del quorum è stata introdotta solo 3 giorni prima del voto quando ormai il quartiere era già stato battuto da entrambe le fazioni alla ricerca di voti per il ‘‘sì’’ e per il ‘‘no’’? Perché l’eventualità del quorum non è stata illustrata alla minoranza il 17 novembre? Altre domande alle quali l’amministrazione dovrà rispondere oltre all’assumersi le responsabilità di disattendere la volontà popolare.

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