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Nuovo campo sportivo: indagine della Finanza

Nuovo campo sportivo: indagine della Finanza

Presentato un esposto in Procura che contesta lo spacchettamento degli affidamenti. Sotto la lente gli appalti per la realizzazione dell’opera

LADISPOLI – Un’inchiesta che sta portando avanti la Guardia di Finanza potrebbe far saltare completamente la validità degli appalti assegnati per la realizzazione del nuovo campo sportivo.

Un dettagliato esposto presentato presso la Procura di Civitavecchia, infatti, metterebbe in evidenza delle macroscopiche contraddizioni ed evidenze che renderebbero nulli molti degli affidamenti.

La notizia è emersa ieri nel corso della trasmissione televisiva di Provincia Tv, “Dentro la notizia”, condotta da Stefano Pettinari.

L’opera, progettata nel 2010, fu affidata ad una ditta con una gara d’appalto trattandosi di un importo a base d’asta superiore ad 1 milione di euro.

Successivamente, per inadempienze della ditta, ma anche per clamorosi errori progettuali sull’opera messa all’asta, l’appalto fu fermato e si arrivò alla risoluzione del contratto.

Secondo quanto ritenuto dall’estensore dell’esposto, il Comune di Ladispoli, invece di procedere all’assegnazione nei confronti della seconda società della graduatoria di gara, inventò una soluzione la cui legittimità a questo punto è al vaglio degli inquirenti.

Invece di indire una nuova gara d’appalto, il Comune suddivise l’opera in cinque stralci: opere civili, opere impiantistiche, campo di calcio omologato, sistemazioni generali, impianti elettrici ed illuminazione.

Ciascuno degli stralci fu affidato per importi inferiori al milione di euro, potendo così evitare l’indizione di gare, passando quindi a procedure ad invito.

Questo sarebbe avvenuto nonostante dal punto di vista funzionale sarebbero due le opere: spogliatoi e tribune (unico edificio) ed il campo da calcio. Si ravvisa quindi da parte degli inquirenti un dubbio sulla legittimità di questo spacchettamento, ma forse i dubbi più evidenti emergono sui nomi delle ditte invitate in ciascuna gara.

In diversi stralci, infatti, sono state invitate un numero di ditte che rispetta il numero minimo previsto dalla legge (cinque) ma da un’analisi approfondita non sussisterebbero, secondo il denunciate, i requisiti di autonomia ed il possesso delle dovute certificazioni. Addirittura molte ditte all’interno dello stesso stralcio risultano avere nominativi ricorrenti nei soci e stessi indirizzi nelle sedi operative e legali. Alcune di queste avrebbero avuto aggiudicato lo stralcio senza risultare negli elenchi delle ditte possedenti i requisiti SOA.

Risulterebbe, addirittura, che al fine di legittimare lo spacchettamento, il cronoprogramma della realizzazione dei singoli stralci non sia funzionalmente coerente. Ad esempio, risulterebbe che il completamento degli impianti elettrici sarebbe dovuto avvenire prima della realizzazione delle opere murarie. Altra tegola spinosa riguarda i ruoli di professionisti e funzionari dell’appalto. Ci sarebbero infatti contraddizioni riguardo ai nomi del progettista dell’opera che risulterebbe essere lo stesso del bando 2010, ma che nel 2014 (nella seconda tornata) ricoprirebbe invece il ruolo di Rup, cosa che sarebbe assolutamente vietata dalla legge.

L’importo complessivo dell’opera sarebbe lievitato da 1,6 milioni di euro nel 2010 a 1,74 milioni di euro nel 2014. Dell’incremento, 141mila euro risulterebbero essere l’adeguamento dei prezzari, ma ci si chiede perchè non si sia tenuto conto di 431mila euro di opere già realizzate e pagate dalla ditta che si aggiudicò il bando del 2010.

Questo schema per la realizzazione dello stadio, proposto forse dagli uffici, ha comunque trovato l’approvazione da parte degli organi politici (la giunta comunale) che si sono quindi assunti la responsabilità delle scelte fatte.

C’è rischio a questo punto che, qualora la Procura ritenesse valide queste osservazioni, l’opera potrebbe subire un secondo stop.

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