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Pd: poche iniziative e scollegate dal territorio

Pd: poche iniziative e scollegate dal territorio

CIVITAVECCHIA – Quando si è trattato di giocare la partita per la segreteria, al congresso Pd sono andati a votare pure i morti. I pezzi grossi del partito hanno addirittura disertato importanti incontri con la città per tenere aperta la sede e consentire ai civitavecchiesi di tesserarsi, con la speranza di eleggere segretario, di lì a poco, Enrico Leopardo. E ci sono riusciti. Ma a distanza di un anno la situazione è precipitata: Leopardo non piace più né ai big del partito, né alla base, che praticamente non partecipa più alle iniziative organizzate in tono e numero sempre minori. Buttare fuori dalla segreteria Fabio Angeloni dell’area Polo democratico non si è rivelata una buona idea, ma la cosa non preoccupa Leopardo, che vorrebbe azzardare il bis tentando di cacciare Claudia Feuli, che però è membro di diritto in quanto segretaria dei Gd. Le regole del tesseramento 2015 (ad anno finito) stranamente sono molto rigide rispetto al passato: ci si può ormai presentare alla sede di via Cesare Battisti per chiedere la tessera solo il  16 dicembre dalle 18 alle 20 e guai a sforare; un modo singolare di avvicinare i cittadini al Pd in momenti di magra per la politica ad ogni livello. Ma va bene così: fuori dalla sede del Partito democratico sventola ancora una bandiera e questo sembra che basti ai ‘‘veterani’’ che guai a chiamarli giurassici.
 

C’è uno scollamento forte, tenuto abilmente occultato tra le mura del circolo e un malcontento generale che va avanti da mesi. Indicativa la questione delle commissioni: nonostante la segreteria avesse deciso di assegnarle anche alle minoranze del partito, inaspettatamente il segretario Leopardo, dopo essersi consultato con i pezzi grossi che calcano la scena politica da ormai mezzo secolo senza alcuna intenzione di farsi da parte, le ha distribuite solo tra i membri della sua stessa segreteria. Le iniziative di coinvolgimento della città sono ridotte ai minimi termini: alla fiaccolata pro Parigi erano più lumini che partecipanti e l’agenda che Leopardo aveva preparato per arrivare felicemente a Natale portando a casa qualche risultato di facciata  è andata a farsi benedire. L’assemblea degli iscritti che il segretario aveva pensato è morta sul nascere, dei tre attivi in programma, solo uno è andato ‘‘a buon fine’’, quello sulle politiche nazionali a cui ha preso parte l’onorevole Marietta Tidei con neppure quindici persone al seguito. Per il resto, il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, ha preferito non partecipare all’attivo sulla Legge di Stabilità e i banchetti imposti dal partito nazionale per fare il punto sui risultati del Governo Renzi si sono rivelati un flop. Per non parlare del duro trattamento riservato dal Pd cittadino alla Cgil.
Tutto sembra scollegato.

D’altronde la stessa Tidei si è mostrata e continua a mostrarsi staccata dal territorio che rappresenta, da Civitavecchia in particolar modo, nulla a che vedere con suo padre che quando era deputato mancava poco che partecipasse anche alle riunioni di condominio. Eppure a Marietta Tidei non bisogna toccare Leopardo, che dal canto suo continua a gestire allegramente un partito che perde pezzi su pezzi. Ad esempio il presidente dei dem, Clemente Longarini, non si fa più vedere alla sede del circolo da quattro mesi e Annalisa Tomassini, figura storica del Pd, è andata via dopo anni di militanza sbattendo la porta. Una situazione surreale, mentre il Partito democratico civitavecchiese è ridotto a terreno fertile per pochi ragazzotti (i Leo Boys) che di tanto in tanto fanno sentire la loro voce in radio per commentare in maniera approssimativa la situazione politica e amministrativa della città, senza una linea ben definita.
Ma sotto la cenere cova da sempre il fuoco delle prossime amministrative: la battaglia vera sarà quella relativa alla scelta del candidato sindaco del Pd e con un Marco Piendibene che da sempre rompe le righe e un Enrico Leopardo ormai impallinato dal fuoco amico, si dice che stiano mettendo su Andrea Riga, non si sa bene per che cosa. La storia insegna che all’ultimo momento un coniglio da tirare fuori dal cilindro si trova senza problemi, magari con una manovra repentina di accodamento al centrodestra che conserva intatta qualche figura da centinaia di preferenze, spendibile in tutte le stagioni e con qualsiasi coalizione. Un quadro di sicuro non incoraggiante, ma bisogna fare buon visto a cattiva sorte perché l’alternativa è chiudere. La crisi di partito è evidente, ma guai a dichiararla, sempre meglio tirare dritto e attendere che siano ancora una volta gli elettori a staccare la spina a un Pd in caduta libera, dove lo sport maggiormente praticato è l’ harakiri.

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