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Le ceneri di Gianluca Danise disperse nel mare di S. Marinella

Le ceneri di Gianluca Danise disperse nel mare di S. Marinella

di GIAMPIERO BALDI

SANTA MARINELLA – Sono stati celebrati il 24 dicembre a Cerveteri, i funerali del maresciallo incursore dell’aeronautica militare Gianluca Danise, deceduto nei giorni scorsi a causa di una patologia tumorale, ascrivibile all’esposizione dall’uranio impoverito durante le sue tante missioni nei Balcani e nelle zone di guerra più impegnative del mondo. E’ stata la 321^ vittima per cause imputabili all’uranio impoverito. Dopo la cremazione avvenuta a Viterbo le ceneri, come dalle volontà espresse da Gianluca Danise, sono state disperse nel mare di Santa Marinella, dove aveva creato acquistato casa con il proprio nucleo familiare. Gianluca fu tra coloro che intervennero attivamente dopo l’attacco di Nassirija del 2003 e si trovò a ricomporre i corpi delle vittime. Partecipò anche alle missione in Kosovo e in molte altre zone di guerra. Il maresciallo, dopo il servizio svolto presso il 17° Stormo Incursori di Furbara, è stato di stanza a Villafranca, prima di essere congedato nel 2014 a causa del cancro. Nelle sue ultime volontà, aveva anche chiesto di indossare la divisa ed avvolto nella bandiera italiana. A ricordarlo è il consigliere comunale Emanuele Minghella, intimo amico del militare e vicino di casa. “Lo conoscevo da due anni – dice Minghella – da quando cioè era venuto ad abitare a fianco a casa mia. Si era ammalato cinque anni fa per un tumore alla gola. Tante cure a Verona, per cui quando l’ho conosciuto, stava abbastanza bene. Lavorava e si era comprato casa a Prato del Mare impegnandosi in prima persona a ristrutturarla. Un anno e mezzo fa, però, aveva fatto di nuovo delle analisi dove hanno scoperto che il male era ripreso più forte di prima. Purtroppo, nonostante i cicli di terapia a Verona, non ce l’ha fatta. Prima di partire mi ha lasciato una lettera che avrei dovuto consegnare alla moglie nel caso non fosse ritornato. Cosa che ho fatto. Quando si è ammalato è stato riconosciuto come vittima di guerra dovuta dall’uranio impoverito. Lui ha fatto una battaglia su questo. Gli è stata riconosciuta però una pensione molto più bassa rispetto a quella che gli spettava. Ho perso un amico fantastico. Ha lottato contro il male con il sorriso sulla bocca. Lui mi raccontava che era certo che la malattia fosse dovuta all’uranio impoverito perché quando era addetto alla logistica, vedeva i colleghi americani muoversi sul campo con tute protettive e maschere, mentre lui lavorava solo con la divisa addosso. Si era sempre domandato il perché di questo. La risposta gli è arrivata nel momento che gli hanno scoperto il tumore alla gola”.

 

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