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Banca Etruria, il Codacons: "È una vergogna"

Banca Etruria, il Codacons: "È una vergogna"

Sit in organizzato dall'associazione fuori la filiale di corso Centocelle

CIVITAVECCHIA – «È un percorso lungo, difficile e con esito incerto». Il presidente del Codacons Carlo Rienzi si è rivolto direttamente a tutti quei risparmiatori che hanno visto andare in fumo in una notte i propri risparmi, a causa del decreto “Salva-banche”.

Al sit-in di protesta di questa mattina fuori la filiale di Civitavecchia di Banca Etruria si respirava forte il sentimento di rabbia. «Vergogna» hanno detto alcuni dei sessanta civitavecchiesi che hanno aderito alla class action per cercare di riavere i propri soldi. «Ci sentiamo presi in giro – hanno aggiunto – raggirati. Non ci avevano informato dei rischi a cui andavamo incontro. L’abbiamo capito quando ormai era troppo tardi ed i nostri risparmi erano andati in fumo».

«Abbiamo investito diecimila euro in obbligazioni subordinate senza saperlo – ha raccontato con gli occhi lucidi Tiziana, che grazie al Codacons è riuscita ad ottenere i documenti della sua pratica – dalla notte al giorno quei soldi sono spariti, nonostante le rassicurazioni. Ci fidavamo». Vittima anche l’ex consigliere comunale Pasquale Marino, correntista da trenta anni, che aveva investito in azioni ed obbligazioni circa 50 mila euro. «Avevo chiesto se fossero prodotti sicuri – ha spiegato – e sono stato rassicurato. Ho firmato quei fogli, rassicurato dai dipendenti e poi ho visto le obbligazioni diventare carta straccia».

Il presidente Rienzi e la referente locale Sabrina De Paolis sono entrati in banca per avere rassicurazioni sui contratti di vendita delle obbligazioni, che saranno forniti ai risparmiatori entro pochi giorni. Nel frattempo sono tre le strade che si aprono. «La prima, quella più sicura – hanno spiegato dal Codacons – è quella della costituzione di parte civile in caso di processo e sentenza di condanna. Poi c’è l’azione civile di risarcimento per inadempimento contrattuale. Ma soprattutto oggi partiamo con un’azione più radicale ed urgente: entro il 21 gennaio presenteremo ricorso al Tar contro decreti della Banca d’Italia che hanno disposto l’attuazione della legge di bail-in, un provvedimento incostituzionale come definito già dalla corte austriaca. Se il Tar ritiene i decreti incostituzionali dovrebbe inviare la legge alla Corte costituzionale. Se la Corte annulla la legge allora i risparmiatori potrebbero riavere i propri soldi».

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