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Anche sarcofagi di Tarquinia tra i reperti recuperati a Ginevra

Anche sarcofagi di Tarquinia tra i reperti recuperati a Ginevra

TARQUINIA-  Anche due sarcofagi probabilmente provenienti da Tarquinia tra le opere recuperate a Ginevra. La notizia parte dalla Svizzera, per essere poi ripresa da Il Messaggero e dal quotidiano inglese The Telegraph: sino a giungere a Tarquinia che è il luogo dove questa vicenda aveva avuto inizio, secoli fa. Una coppia di sarcofagi a grandezza naturale la cui provenienza, anche se ancora non ufficiale potrebbe essere la necropoli tarquiniese: uno raffigurante un uomo anziano e l’altro una giovane donna, sdraiata su un fianco, un tesoro inestimabile di antichità romane e etrusche che, acquistate in passato da un commerciante d’arte inglese poi caduto in disgrazia, è stato scoperto da un nucleo specializzato dei Carabinieri, in collaborazione con le autorità svizzere, all’interno di 45 casse in un deposito a Ginevra, dove giacevano da almeno 15 anni. La vicenda segue di un anno quella del recupero del Mitra Autoctono, che raffigura il dio Mitra mentre uccide un toro, recuperato dai Carabinieri proprio mentre era in procinto di essere spedito in Svizzera: durante le perquisizioni, infatti, sono state rinvenute mappe della Confederazione Elvetica, tracce di itinerari ed altre informazioni. I carabinieri sono riusciti a risalire alle aree archeologiche di Tarquinia e Vulci, come possibili zone dello scavo clandestino del “Mitra”. Nell’area archeologica di Tarquinia, infatti, sono stati individuati nove ambienti, di cui uno con funzioni sacre: era proprio quello in cui era avvenuta la profanazione e il saccheggio. Durante gli scavi sono stati scoperti due ulteriori elementi marmorei riconducibili all’iconografia mitraica: un cane rampante che, oltre ad essere una caratteristica simbolica nella rappresentazione mitologica dei gruppi statuari riferibili al culto di Mitra, combacia perfettamente con il gruppo scultoreo ritrovato dai carabinieri. E’ stata inoltre rinvenuta la testa di un serpente, anch’esso mancante e combaciante con il resto della scultura. Non meno importanti gli altri rinvenimenti tra cui pavimentazioni a forme floreali in materiale fittile, pavimentazione mosaicata e vari altri frammenti in marmo. Questa volta il ritrovamento dei sarcofagi è avvenuta a conclusione di una lunga indagine cherisale al marzo del 2004, quando sono sorti i primi sospetti sul fatto che alcune opere trafugate potessero essere depositati in porto franco a Ginevra: immediato il coinvolgimento del pubblico ministero della città svizzera, che a conclusione del proprio lavoro ha trovato “un tesoro inaspettato – due rari sarcofagi di origine etrusca – così come molti altri resti archeologici di inestimabile valore”. Gli oggetti, che secondo quanto riportato dai quotidiani inglesi sarebbero state lasciate in Svizzera dal mercante d’arte Robin Symes, sarebbero reperti di valore assoluto: da frammenti degli affreschi di Pompei a sarcofagi, vasi ed altri manufatti etruschi, che traducendo testualmente dal Telegraph “si crede che siano stati saccheggiati da tombe in quel che resta dell’antica città etrusca di Tarquinia, sulle colline a nord di Roma”. Le opere ora restituite a Roma, dove sembra saranno svelate in una conferenza stampa nel corso della settimana. (F. F.)

 

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