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«La coop Culture dica quali sono i soggetti che riassumerà»

«La coop Culture dica quali sono i soggetti che riassumerà»

I 5 dipendenti che operano all’interno del Museo del mare ripercorrono la vicenda che li vede coinvolti

di GIAMPIERO BALDI

S. MARINELLA – I cinque dipendenti che operano all’interno del Museo del Mare al castello di Santa Severa, chiamati in causa nella questione relativa all’affidamento alla società Coop Culture della gestione del museo della Navigazione Antica, intendono fare alcune precisazioni. «Nel gennaio del 2014 – scrivono i diretti interessati – quattro dei cinque operatori in carica presso il museo sono stati allontanati dalla Cooperativa Fuori C’entro e sostituiti con altre figure specializzate nel settore. Nel mese di marzo, la cooperativa è stata dichiarata inadempiente e il contratto di appalto con il Comune è stato rescisso. Al momento della rescissione, risultavano operativi all’interno del museo cinque operatori contrattualizzati dal mese di gennaio. Fino a giugno 2014 il museo è stato aperto esclusivamente da volontari appartenenti ad associazioni locali, periodo in cui ovviamente, non potendo esserci personale impiegato, nessuno è stato costretto a dividersi i proventi delle visite guidate per tirare avanti. In quel periodo, infatti, non vi erano operatori museali. Il Comune, con una determina del giugno del 2014, ha affidato alla società Gi Group Spa tutte le attività necessarie al reclutamento di personale per la somministrazione di lavoro temporaneo all’interno del Museo. La Società seleziona i quattro operatori allontanati a gennaio, più una tra le figure sostitute, non curandosi di due operatori rimasti senza lavoro a seguito della rescissione del contratto con la Coop Fuori C’entro. Da quella data, fino ad oggi, i cinque assunti hanno prestato servizio di apertura e chiusura dei locali museali. Ovviamente tutte le altre attività didattiche e divulgative hanno in tale periodo subito un blocco, quanto meno per quel che riguarda la possibilità da parte del museo di creare introiti, visto che non essendoci un adeguato capitolo di bilancio in entrata, non è possibile emettere biglietteria, ne svolgere attività lucrative. Dal giugno del 2014 ad oggi, sono stati spesi da parte del Comune, quasi 200mila euro per gli stipendi di chi apre e chiude il Museo. Mentre le attività svolte in questo anno e mezzo all’interno del museo da parte dei cinque soggetti, se hanno prodotto introiti , li hanno prodotti ad incremento dello stipendio percepito. Inoltre dei cinque operatori soltanto due sono guide autorizzate dalla provincia di Roma allo svolgimento di tale professione. Quindi, se tutti gli operatori avessero percepito denari da attività di guida turistica sarebbe un fatto grave e legalmente punibile. Inoltre non risponde al vero che le guide turistiche lavoravano all’interno del museo utilizzando un’agenzia di lavoro somministrato, perché ci sarebbe stata una ingerenza da parte del Comune nelle operazioni di selezione di personale da parte della agenzia interinale G Group spa, alle quali selezioni hanno partecipato numerosi archeologi, storici, guide turistiche e esperti nella didattica museale». «Inoltre – concludono gli operatori – abbiamo letto che la CoopColture, che dovrà finanziare tutte le attività che allestirà nel maniero e si accollerà l’onere di contrattualizzare le cinque figure professionali presenti. Noi ci chiediamo di quale professionalità si sta parlando? Considerato che fino all’avvento della cooperativa Fuori C’Entro alcuni dei cinque soggetti erano contrattualizzati come giardinieri e ci si chiede anche in base a quale normativa vigente la Società CoopCulture assorbirà i cinque soggetti?»

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