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La Rsa Gonzaga a rischio chiusura

La Rsa Gonzaga a rischio chiusura

Dopo i paventati tagli alla sanità, l’amministrazione lancia l’allarme. Il delegato Amico Gandini: «Siamo pronti alla mobilitazione»

di DANILA TOZZI

LADISPOLI – Preoccupazione è stata espressa dal delegato alla Sanità del Comune di Ladispoli, Amico Gandini, per la Residenza sanitaria assistita San Luigi Gonzaga per i paventati tagli di spesa alla sanità.

«Una struttura sanitaria importante per il nostro territorio, come San Luigi Gonzaga di Ladispoli, rischia di essere smantellata a causa dei drastici tagli decisi dalla Regione Lazio nell’ambito di tutti i servizi socio sanitari».

Gandini ha annunciato poi la richiesta di convocazione da parte del sindaco Crescenzo Paliotta della conferenza dei sindaci dell’Asl Rm F per chiedere un urgente confronto con consiglieri regionali su questa delicata tematica.

«Siamo pronti – prosegue il delegato Gandini – alla mobilitazione di amministrazioni comunali, partiti politici, associazioni e cittadini per difendere i presidi sanitari territoriali di Ladispoli e Cerveteri che rappresentano un punto di riferimento imprescindibile per la popolazione». «È inaccettabile – aggiunge Gandini – che due città come Ladispoli e Cerveteri, che insieme contano quasi 100.000 residenti, debbano subire il taglio dei servizi socio sanitari indispensabili in mancanza di strutture ospedaliere e sanitarie di più alto livello».

«I primi gravi segnali di questa situazione – ha continuato il delegato Gandini – sono arrivati dalla Rsa San Luigi Gonzaga di Ladispoli che ha chiuso un reparto e ha licenziato quattro dipendenti. Senza interventi immediati, a breve tutta la struttura progressivamente potrebbe chiudere»

«In una situazione storicamente difficile per la sanità del nostro territorio – ha concluso Gandini – non possiamo non sottolineare che l’ampiamente pubblicizzata apertura della Casa della salute della via Aurelia,(l’ex Pit di Ladispoli e Cerveteri) che peraltro ancora non decolla, non può e non deve assolutamente compensare la perdita di presidi socio sanitari insostituibili».

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