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«Trasversale Orte-Civitavecchia, per bloccare il tracciato verde manca tutto»

«Trasversale Orte-Civitavecchia, per bloccare il tracciato verde manca tutto»

Il Comitato per il diritto alla mobilità punta il dito contro l’inerzia dell’amministrazione comunale di Tarquinia. Nel mirino l’assenza delle istituzioni e di una delibera di consiglio mai convocato

TARQUINIA- Mancano le istituzioni e una delibera di consiglio comunale per fermare il tracciato verde. «Manca tutto». Il comitato per il diritto alla mobilità ci va giù pesante in merito alla trasversale Orte-Civitavecchia e al progetto che rischia di distruggere la valle del Mignone a Tarquinia. «Le parole se le porta via il vento – dicono dal Comitato – ma in questo caso le parole della politica peggiore, per lo più inutili, portano via ogni speranza di salvezza per la valle del Mignone. Il copione è ormai ben noto e consolidato, essendo andato in scena per un’altra devastante tragedia per il territorio di Tarquinia: l’autostrada Tirrenica è stato il paradigma della colpevole inerzia di un’amministrazione che ha ignorato sistematicamente le accorate richieste dei tanti comitati, cittadini, aziende, associazioni di categoria che si rendevano conto dello scempio del territorio». Il comitato attacca sul modus operandi. «Per la trasversale Orte-Civitavecchia lo spettacolo è stato anche peggiore, le istituzioni locali non hanno minimamente rallentato le volontà di chi aveva interesse alla costruzione della grande opera e che, per il momento è stata contrastata unicamente dalle puntuali iniziative intraprese dalle associazioni ambientaliste nazionali e dai cittadini». Diverse le mancanze contestate: «A fine agosto 2015, in un comune che stava per essere devastato nella parte più incontaminata del proprio territorio, nessuno si era accorto che stavano scadendo i termini per presentare in maniera formale le osservazioni che la legge consente di presentare per opporsi al progetto. Il Comune avrebbe potuto, e secondo noi dovuto, essere in prima fila nel momento in cui la legge lo richiede e lo consente, con puntuali osservazioni da parte della componente tecnica e politica della amministrazione comunale per inviarle entro il 2 settembre del 2015, e per trovarle oggi tra le osservazioni pervenute sul sito del Ministero». «Questo compito è toccato ai cittadini, ai comitati e alle associazioni ambientaliste che hanno chiesto al Comune di far proprie le osservazioni prodotte come forte documento di impegno politico che esprima la contrarietà alla localizzazione dell’opera nella valle del Mignone». Verificata l’unanimità di maggioranza ed opposizione, i comitati hanno chiesto anche che venga prodotta una delibera del consiglio comunale, da approvarsi all’unanimità per una maggiore incisività, e che esprima nettamente la posizione ferma del Comune di Tarquinia e che, esprima il proprio valore politico nell’unico luogo dove ha un senso farlo, secondo le procedure, e cioè in seno alla conferenza dei servizi, ormai imminente, e di cui il Comune fa pienamente parte. «Il verbale della riunione prende atto di tale consenso che impegna l’amministrazione a verificare la volontà di convocare un consiglio comunale dedicato all’approvazione di tale delibera. Ovviamente il consiglio non è mai stato convocato e la delibera mai approvata». «Le possibilità che il tracciato verde non devasti la valle del Mignone e Tarquinia è affidata all’unico vincolo dello stato, i soldi che non ci saranno per realizzarlo, non al coraggio degli amministratori. Certo è che tutti dovrebbero sapere di chi saranno le responsabilità della possibile distruzione della valle del Mignone».

F. F.

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