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Michesi e Bouzidi si raccontano

VERDECALCIO, DLF

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Intervista doppia a due ex numeri uno diventati oggi, nonostante la loro giovane età, preparatori dei portieri dell’intero settore della Società Sportiva Dlf Civitavecchia, Daniele Michesi e Jamil Bouzidi. 
Daniele Michesi, proviene dal calcio a cinque, prima come giocatore poi come preparatore dei portieri. Da diciassette anni si occupa di quest’attività iniziando dal Siena sia come giocatore che come allenatore. Da due anni nell’organico del Dlf Civitavecchia, prima come preparatore dei bambini della scuola calcio ora nel settore agonistico, che si occupa dei portieri classe 1999-2002.
Jamil Bouzidi, ha iniziato il suo percorso da calciatore proprio al Dlf per poi passare tra le fila del Civitavecchia fino alla categoria Juniores con qualche esperienza in prima squadra. Anche per lui è il secondo anno al Dlf. Lo scorso anno collaborava con l’allora preparatore Francesco Ruocco. Quest’anno ha la responsabilità del settore Scuola Calcio del Dlf Civitavecchia e si occupa della crescita dei bambini nati dal 2003 ai 2007.
Vi ritenete più un preparatore atletico dei portieri o più un allenatore?
«Cerco – spiega Daniele Michesi – di mantenere il giusto equilibrio tra la parte tecnica e la parte atletica visto che mi occupo di tipologie diverse di atleti con muscolature differenti a seconda dell’età. Alcune già formate,  altre ancora in piena fase di sviluppo fisico».
«Io sono – spiega Jamil Bouzidi – soprattutto preparatore atletico e le mie priorità sono principalmente l’apprendimento della tecnica e l’acquisizione del coordinamento motorio proprio perché  il mio target si indirizza a bambini più piccoli e alcuni senza alcuna esperienza a riguardo».
Il ruolo di preparatore quanto è cambiato negli anni?
«Negli ultimi – prosegue Michesi – anni è decisamente cambiato il ruolo del portiere all’interno di una squadra, prima ultima roccaforte del gioco prettamente difensivo, attualmente al centro anche del gioco offensivo. Da qui l’evoluzione e la metamorfosi del preparatore atletico, che è diventato indispensabile all’interno di una squadra dagli obiettivi importanti. Secondo me il preparatore e l’allenatore hanno lo stesso valore in un team vincente e le due figure devono avere la preparazione massima adeguata alla categoria in cui si trovano a lavorare. Non ci s’improvvisa né l’uno né tanto meno l’altro».
«Ai tempi – continua Bouzidi – in cui mi allenavo io, il lavoro riservato ai portieri era quasi esclusivamente un lavoro fisico, di ripetizioni massacranti di esercizi fatti in serie. Non si curava quasi per niente l’aspetto tecnico che doveva già essere bagaglio personale del giocatore. Se non lo si aveva si sopperiva con altre caratteristiche. Per  quanto riguarda la tattica di gioco, non era oggetto di pertinenza del numero uno, sempre un po’ avulso dagli schemi di gioco».
Quanto conta il carattere nello scegliere di cimentarsi in questo ruolo?
«Il carattere – conclude Michesi – nello sport come nella vita è fondamentale. Sembra banale ma la pratica sportiva a qualunque età serve a maturare, a rafforzare il senso  di abnegazione e di sacrificio, lo spirito di squadra e la volontà di emergere. Tutte doti che si possono traslare nelle difficoltà della vita di tutti i giorni. Sarò di parte ma più che in qualsiasi altro ruolo, il portiere deve sempre attingere alle proprie doti spirituali per affrontare al meglio tutte le sfide sportive a cui viene sottoposto. Il numero uno per antonomasia fa parte di una squadra ma è l’unico nel suo ruolo, è il solo che gioca il pallone anche con le mani, è il primo da cui parte ogni azione offensiva  e l’ultimo da cui termina ogni azione difensiva. È il perno del suo reparto ed è colui che vede la partita da una posizione ottima, più che invidiabile».
«Approcciandomi – conclude Bouzidi – a bambini di età inferiore, quello che tendo a mettere in evidenza ai miei allievi non è tanto il bel gesto atletico quanto spiegare il perché  si è  eventualmente verificato un certo errore. Mi piace pensare che tutti i miei confronti verbali con loro siano utili a migliorarli non solo atleticamente ma anche e soprattutto caratterialmente».

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