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''Siamo in difficoltà anche sui servizi obbligatori''

''Siamo in difficoltà anche sui servizi obbligatori''

Allarme dei sindaci del comprensorio sui tagli alle risorse degli enti comunali. Ieri mattina conferenza dei primi cittadini di Ladispoli, Cerveteri, Anguillara e S. Marinella per parlare del Fondo di Solidarietà. Disagio sociale ed esasperazione. Paliotta: «Situazione intollerabile che porta alla violenza»

di FABIO PAPARELLA

LADISPOLI – Si è svolta ieri la conferenza stampa indetta dai sindaci di Ladispoli (Paliotta), Cerveteri (Pascucci), Santa Marinella (Bacheca) e Anguillara Sabazia (Pizzorno) durante la quale è stata esposta la nota sulle contestate modalità di riparto del Fondo di Solidarietà Comunale (FSC) 2015 e la lettera rivolta dai quattro primi cittadini all’onorevole Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia e Finanze, e all’onorevole Piero Fassino, presidente Anci, sulla «pesante diminuzione di risorse» dovuta alle «somme trattenute dallo Stato» per alimentare un fondo «che serve a coprire le spese storiche di altri Comuni».

I sindaci forniscono le cifre dei tagli: 6,7 milioni circa per Ladispoli, 5,8 milioni circa per Cerveteri, 7,4 circa per Santa Marinella e 1 milione per Anguillara Sabazia che rispettivamente corrispondono ad una percentuale sul totale delle somme versate per l’Imu dai cittadini del 54,31% (Ladispoli), 55% (Cerveteri), 62% (Santa Marinella) e 38,23% (Anguillara Sabazia).

Nella lettera si fa riferimento anche alla carenza di personale che non consente un adeguato svolgimento dei servizi pubblici: «la media italiana per gli Enti locali è di 7 dipendenti ogni 100 abitanti, i nostri comuni dispongono di molto meno della metà della media» – scrivono gli amministratori. «Siamo in difficoltà anche sui servizi obbligatori- ha detto il sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta- anche perché aumentano gli abitanti e crescono le funzioni attribuite ad uffici che si trovano in prima linea come l’anagrafe e lo stato civile mentre dimuniscono le risorse e i dipendente rimangono gli stessi».

«Non è tollerabile – ha spiegato il sindaco di Ladispoli Paliotta – che dei soldi versati con l’Imu dai nostri cittadini rimanga al Comune meno del 50%, rendendo difficile svolgere tutti i servizi pubblici per i quali siamo in prima linea.

Non ci si stupisca poi del disagio sociale e dell’esasperazione che, sebbene non sia per questo giustificabile, hanno portato a diverse aggressioni ai sindaci del territorio».

Nel mirino degli amministratori i criteri con i quali viene effettuata la perequazione fra i comuni (quelli considerati ‘‘ricchi’’, per il maggior numero di seconde case, devono versare una percentuale più alta della somma ricevuta per l’Imu a favore di quelli più poveri) che spesso assomiglia ad una sperequazione di fatto, operata senza tenere conto del numero degli abitanti e in assenza di qualsiasi parametro basato sul merito di aver amministrato bene. Più volte citato il caso di Sanremo e di Acireale che con 52 mila e 55 mila abitanti circa dispongono rispiettivamente di 150 e 600 dipendenti, mentre Ladispoli, per citare il comune più svantaggiato fra i quattro, ha 103 dipendenti in servizio effettivo per quasi 41 mila abitanti.

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