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Fondo di solidarietà comunale, i sindaci: “Servono più risorse"

Fondo di solidarietà comunale, i sindaci: “Servono più risorse"

I primi cittadini di Ladispoli, Cerveteri, Anguillara e Santa Marinella pronti a rimettere gli incarichi se non saranno ascoltati i loro appelli: "Si è raschiato il fondo, servizi a rischio"

di DANILA TOZZI

LADISPOLI – Stato di agitazione dei sindaci del litorale e dell’interno, disposti a rimettere persino gli incarichi se non saranno ascoltati nelle appropriate sedi istituzionali. Il nodo cruciale è quello del Fondo di solidarietà comunale che proprio non va giù a Crescenzo Paliotta di Ladispoli, (nella cui aula consiliare è stata ospitata ieri mattina una conferenza stampa), Alessio Pascucci di Cerveteri, Francesco Pizzorno di Anguillara, Roberto Bacheca di Santa Marinella che pur essendo assente appoggia le posizioni dei suoi omologhi. “Abbiamo raschiato il fondo del barile, -ha detto Pascucci-non possiamo aumentare le tasse, come faremo a pagare servizi fondamentali senzasoldi nelle casse? Non ci vuole certo un genio per fare due calcoli facili facili: se i soldi erogati dallo Stato devono corrispondere a un tot di popolazione perché a noi invece danno molto meno di quello che ci spetta?”. Il grido d’allarme è stato lanciato da Cerveteri, in particolare, dove a fronte di quasi 40.00 abitanti (37.230, per l’esattezza), ha un corpo dipendenti fortemente squilibrato rispetto ad altri comuni con un minore numero di abitanti: in servizio effettivo ce ne sono 116 quando la media nazionale (riferito agli abitanti) ne prevede almeno 260. (Eppure ci sono paesi, citati durante la conferenza come Acireale o Sanremo che hanno molti più dipendenti benché gli abitanti siano molto inferiori si parla nel primo caso di 600 dipendenti!). Da qui la decisione di inviare una lettera all’onorevole Pier Paolo Baretta, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, per conoscenza al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e all’onorevole Piero Fassino, presidente dell’Anci nazionale, per esporre la questione, di cui dovrebbe essere comunque a conoscenza perché già l’anno scorso una delegazione aveva chiesto e ottenuto un incontro in cui venivano esposti i problemi dovuti a una grave diminuzione di risorse: che avveniva a carico di alcuni Comuni come Ladispoli e Cerveteri, appunto. “A noi vengono sottratti praticamente più della metà dei versamenti dell’Imu sulla seconda casa- si è lamentato Pascucci-. Le somme trattenute dallo Stato vanno ad alimentare il Fondo di solidarietà comunale, Fondo che serve a coprire le spese storiche di altri Comuni, alcuni dei quali hanno diminuito nel tempo gli abitanti, mentre, come nel caso nostro e della vicina Ladispoli si è avuto negli ultimi anni un forte incremento demografico. A questo incremento però fa riscontro una forte diminuzione delle risorse: di fatto viene lasciata una somma por-capite per residente molto inferiore a quella erogata ad altri Comuni”. A questo punto l’interrogativo che pongono i sindaci locali è: perché si continua a seguire il criterio della spesa storica, costringendo alcuni amministratori a governare le proprie città con risorse pro-capite nettamente inferiori agli altri? Da questa scarsità di risorse nelle casse comunali ne deriva inevitabilmente una flessione in termini numerici di impiegati quindi di servizi erogati. “Ci chiedono per legge una turnazione nei vari sevizi ma io non posso farlo – contesta Pascucci-perché manca il sostituto, non ci sono i vigili urbani in numero adeguato perché non so dove reperirli. E così via potrei citare altri settori in cui la mancanza di finanziamenti penalizza la qualità dei servizi in generale. Molti vengono a chiedere un lavoro ma il lavoro va prima creato e noi puntiamo molto sulle risorse del mare e della sua valorizzazione. Ma questo non basta. Mi auguro che siano ascoltate le nostre parole altrimenti saremo costretti a forme di protesta ancora più eclatanti”.

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