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Duro colpo alla camorra

Duro colpo alla camorra

Stamattina blitz della Dia a Ladispoli: cinque arresti nel clan Giuliano e sigilli a negozi, ville e appartamenti. Sequestrati beni per oltre 100 milioni di euro

di DANILA TOZZI

LADISPOLI – Un blitz in piena regola quello scattato stamattina verso le 9 a Ladispoli guidato dalla DIA Capitolina che ha eseguito un decreto di sequestro di beni, emesso dal presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, e dei giudici Franca Amadori e Marco Patarnello, relativo a cinque personaggi di «fama criminale», accusati di aver articolato un vasto sistema di usura e gioco d’azzardo sul litorale romano, in particolare a Ladispoli dove il gruppetto risiede. L’operazione ha avuto un lungo prologo nel piazzale della sezione della Polstrada di Cerveteri Ladispoli. Un giro con cifre da capogiro per chi aveva avviato da quasi quarant’anni una fiorentissima attività da cui erano stati ricavati oltre 100 milioni di euro investiti in locali, negozi appartamenti, ville e conti bancari. Il sequestro è stato eseguito nei confronti di Patrizio Massaria, Angelo Lombardi, Giuseppe D’Alpino, Carlo Risso e Francesco Naseddu, residenti a Ladispoli. I cinque uomini guidavano patrimoni, ottenuti senza scrupoli ai danni di imprenditori locali in crisi economica costretti poi a vendere le loro proprietà per ripagare il debito stratosferico contratto per non aver onorato il prestito pattuito. Un articolato e criminale sistema di usura anche nei confronti di cittadini vittime del gioco d’azzardo, incoraggiato peraltro dagli stessi usurai che lo gestivano sulla piazza di Ladispoli.

Originari di Napoli, lanciarono nella città balneare una capillare rete di attività illegale un po’ in tutto il territorio laziale ma è Ladispoli che Massaria scelse come base operativa. Perciò ieri mattina quando nella sua casa di via La Spezia dove era agli arresti domiciliari gli è stato notificato il sequestro di tutti beni ha accusato un malore per cui si è resa necessaria la presenza di un’ambulanza che lo ha portato in ospedale per gli accertamenti. Nel frattempo dall’interno della villetta su due piani i familiari dell’uomo hanno cominciato a inveire con veemenza e ad imprecare contro giornalisti e fotoreporter, rei secondo loro, di persecuzione e sciacallaggio nei loro confronti. «Siamo innocenti» – ha gridato con tutta la forza, la moglie, ancora in vestaglia e pantofole. Un durissimo colpo per il “boss” come era definito che in tutti questi questi anni aveva accumulato somme ingentissime di denaro e tanti beni, troppi, rispetto al denunciato. E proprio questo elemento ha fatto scattare la vasta operazione che ha visto impegnati sul campo uomini della Polizia, il Centro Operativo Dia di Roma, con il supporto dei Carabinieri di Ostia e Olbia che aveva come obiettivo l’accertamento dei beni dichiarati, e dopo un’analisi patrimoniale ha portato così al sequestro di beni, tra i tanti altri, anche in altre regioni, come la Sardegna, dove sono state sigillate due ville, a Santa Teresa di Gallura e Olbia. Il provvedimento, emanato a seguito della proposta di misura di prevenzione formulata dal Direttore della Dia, generale Nunzio Ferla, è l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dallo stesso Centro Operativo e denominata «Alsium», che risale al 17 giugno scorso e portò all’arresto, a Ladispoli, di tre dei cinque, Patrizio Massaria 62 anni, Angelo Lombardi 59 e Carlo Risso 60 anni, accusati di esercizio del gioco d’azzardo aggravato, in particolare i primi due e di usura il terzo. Un blitz in quel caso scattato in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare, emesso dal gip del tribunale di Civitavecchia, Paola Petti, su richiesta della Procura di Civitavecchia (Pm Mirko Pilloni).

L’indagine era partita a marzo 2014, nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminali nell’alto litorale tirrenico laziale, ed aveva portato a concludere che lungo quest’asse Civitavecchia, Ladispoli si erano create anonime società e imprese dietro cui prosperavano all’inverosimile i mercati clandestini messi in piedi da clan camorristici, attraverso propri referenti stanziatisi nel tempo in quel territorio. Dopo una serie di indagini e ricerche, nel mirino degli inquirenti finirono alcuni clan camorristici che avrebbero costruito sul litorale una rete di referenti. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di provare, non solo la vicinanza dei soggetti al clan Giuliano di Napoli, in particolare di Massaria e del cognato D’Alpino, indicati da alcuni collaboratori di giustizia quali referenti del clan sul territorio di Ladispoli, ma anche la sproporzione dei redditi dichiarati rispetto al loro patrimonio posseduto: ciò a conferma della loro pericolosità sociale. Un patrimonio che ammonta a 100 milioni di euro, sequestrato ora dalla Dia di Roma; tra i beni sequestrati si contano 60 immobili di pregio, acquisiti dagli incriminati come patrimonio da parte di persone, vittime dell’usura, 11 società fittizie, imprese cioè che costruivano intere palazzine, adesso sotto sequestro: a Ladispoli gli investigatori hanno messo i sigilli anche a via Trapani e sul Lungomare di Palo; si parla di 200 conti in banca, somme favolose frutto dell’illecita attività, di svariati milioni di euro, 20 veicoli, tra cui camion e furgoni e 10 terreni agricoli, tenuti nella zona di Cerveteri.  I tre vennero ritenuti dalla Dia «responsabili di aver costituito e gestito da dieci anni un articolato sistema di usura ai danni di cittadini e imprenditori locali in crisi economica, molti dei quali anche a causa del vizio del gioco d’azzardo, incoraggiato peraltro dagli stessi usurai che lo gestivano sulla piazza di Ladispoli». Il sodalizio, di stampo camorrista, operava «attraverso metodiche ben rodate, finalizzate alla concessione di prestiti a tasso usuraio, con interessi annuali che in alcuni casi hanno raggiunto il 120%, per un complessivo giro di affari di varie centinaia di migliaia di euro a scapito di decine di persone. Tra gli arrestati, l’uomo di punta risultava essere proprio Massaria, nei vertici del clan Giuliano di Napoli.

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