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Lingua dei segni: un ponte per l’apprendimento

Lingua dei segni: un ponte per l’apprendimento

Alla scuola primaria ‘‘Don Nicolino Merlo’’ si insegna a leggere, scrivere e contare, ma anche ad esprimersi con i gesti

LADISPOLI – «La scuola italiana è allo sfascio», «La scuola italiana non è inclusiva», «La scuola italiana non insegna il pensiero critico». Quante volte abbiamo sentito o detto queste frasi? Eppure esiste una classe della Scuola Primaria «Don Nicolino Merlo» di Marina di San Nicola, uno dei plessi dell’Istituto Comprensivo di “Ladispoli 3”, dell’omonima città in provincia di Roma, guidato dal Dirigente Scolastico Prof. Carlo Presciuttini che sembra essere in controtendenza. La scuola è piccola e nuova, immersa nel verde di uno dei Consorzi privati più belli d’Italia ed accarezzata dalla brezza del mare che si trova a pochi metri‎. L’aula è colorata, le sue pareti piene di disegni e di lavori dei bimbi, si percepisce che tra queste pareti si impara, ma ci si diverte anche: ci sono i banchi e la lavagna, (e non parliamo di LIM), ma anche uno stereo ed un angolo organizzato con giochi di società e puzzle, nonché una piccola biblioteca di classe. Sotto le grandi finestre spicca un muro tinteggiato di rosso con appesi cartoncini ‎per l’apprendimento della Lingua dei Segni, qui le sillabe si imparano anche così. È la Maestra Domenica Carrozza che spiega perché a questa classe si insegna non solo a leggere, scrivere e contare, ma anche ad esprimersi attraverso la lingua dei segni. «Tempo fa, ho letto un testo della Federazione Svizzera dei Sordi SGB-FSS che parlava di Lingua dei segni in classi in cui erano inseriti bambini con impianto cocleare, nel Canton Ginevra in Svizzera. Il presidente dell’associazione, Roland Hermann, affermava che l’acquisizione della lingua orale può avvalersi della lingua dei segni. Inoltre la lingua dei segni veniva intesa come lingua principale introdotta dopo la lingua orale. I benefici del metodo bimodale si estendono, secondo l’associazione, non solo all’intera classe, ma anche al personale docente migliorando le capacità cognitive e socio-emotive di tutti gli attori coinvolti nel processo di insegnamento-apprendimento. In classe abbiamo una bambina adorabile, con impianto cocleare che, benché abbia buone capacità uditive ed espressive, è affiancata da un’assistente alla comunicazione, la Dott.ssa Antonietta De Lorenzo e dall’insegnante di sostegno Sara Peluso, arrivata a scuola nel mese di dicembre. Il feeling con Antonietta è stato immediato. Le ho proposto di coinvolgere l’intera classe nell’apprendimento della Lingua dei Segni abbinata alla lingua orale. La Dott.ssa De Lorenzo ha accettato con gioia ed entusiasmo ed anche i bambini ne sono stati felici. È una lingua naturale, utilizzare le mani e la mimica non comporta loro grosse difficoltà. Un altro aspetto da non sottovalutare è l’apporto per gli alunni nel discriminare le lettere che spesso, in fase di acquisizione della letto-scrittura, tendono a confondere, aiutarsi con la gestualità delle mani è un auto-aiuto in più»

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