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Regeni, Egitto: "Non si esclude vendetta personale"

“Un movente criminale o il desiderio di una vendetta personale”. Potrebbero essere anche queste, secondo il ministero dell’Interno egiziano, le ragioni dell’omicidio del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni , scomparso la notte del 25 gennaio al Cairo e ritrovato il 3 febbraio sull’autostrada Il Cairo-Alessandria.

In una nota, il ministero afferma che “in base alle informazioni disponibili, tutte le possibilità sono aperte, tra cui il movente criminale o la volontà di vendetta per ragioni personali”.

La nota del ministero dell’Interno egiziano prosegue affermando che “c’è qualcuno che insiste nell’anticipare i risultati dell’inchiesta e nel diffondere dicerie, che poi vengono riprese dai quotidiani stranieri, senza alcun indizio materiale”. In questo modo “si diffondono notizie errate che ingannano l’opinione pubblica, in una corsa allo scoop senza alcun sostegno a livello di informazioni”, afferma la nota.

“Gli apparati di sicurezza egiziani hanno creato un team d’indagine per studiare il caso e rivelarne i retroscena attraverso un piano integrato che ha tra i suoi cardini principali un attento esame della vittima e dei suoi contatti”, prosegue la nota, sottolineando che “le indagini hanno confermato la ramificazione degli ambienti con cui Regeni era in contatto e i suoi numerosi rapporti, nonostante il ristretto lasso di tempo in cui ha soggiornato nel Paese, ovvero non più di 6 mesi”.

In questo senso, “il team ha individuato alcuni dei contatti di Regeni e ha convocato delle persone provenienti da quei circoli, sia egiziani che stranieri, con i quali ha parlato in dettaglio dei loro rapporti con la vittima”, precisa la nota, che ricorda “la stretta collaborazione tra gli apparati di sicurezza egiziani e il team italiano che si trova in Egitto dal 5 febbraio per seguire le indagini sul caso”.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni , in un intervento alla Camera, ha liquidato come “improbabile” la nuova versione del ministero degli Interni egiziano. “Il passare del tempo non farà desistere” l’Italia sul caso della barbara uccisione di Giulio Regeni, dal “pretendere la verità”, ha dichiarato.

“Su questa vicenda, l’Italia semplicemente chiede a un paese alleato la verità e la punizione dei colpevoli. Noi non ci accontenteremo di verità di comodo, tantomeno di piste improbabili come quella che ho visto invocare anche stamattina al Cairo”, ha detto Gentiloni, anticipando che “proprio oggi il governo trasmetterà (al Cairo, ndr) richieste specifiche e dettagliate attraverso le opportuni canali diplomatici”. “La cooperazione (delle autorità del Cairo, ndr) con il team investigativo italiano può e deve essere più efficace”.

Gli italiani “non possono essere solo informati, devono avere accesso ai documenti sonori e filmati, ai reperti medici, agli elementi del processo in possesso della procura di Giza”. “In discussione non è il ruolo dell’Egitto per la stabilità della regione, di una regione tormentata e al centro di quasi tutte le tensioni internazionali oggi, né è in discussione il nostro sostegno a un paese fortemente impegnato contro la minaccia del terrorismo, ma la fine atroce di un nostro connazionale torturato e e barbaramente ucciso”, ha affermato il ministro rispondendo all’interrogazione sul proseguimento degli accordi commerciali con il Cairo.

L’ambasciatore egiziano a Roma, Amr Helmy, intervenendo a Radio Anch’io, ha detto: “Stiamo collaborando totalmente con la delegazione italiana, che è qui al Cairo” per l’inchiesta sulla morte di Regeni “perché sappiamo che le nostre relazioni sono molto importanti e non abbiamo nulla da nascondere”. L’ambasciatore ha ribadito i “molti dubbi sui rapporti di stampa” sul caso e ha affermato che “una possibilità è che si sia trattato di un atto criminale e l’altra possibilità è che si sia trattato di un atto di terrorismo” da parte di chi “vuole distruggere le relazioni tra Egitto e Italia”.(ADNKRONOS)

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