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«Ucciso da specialisti di torture»

Non progredisce l’inchiesta della Procura di Roma sulla morte di Giulio Regeni a causa della scarsa collaborazione da parte dell’autorità egiziana. L’inchiesta romana affidata al pubblico ministero Sergio Colaiocco fa escludere allo stato attuale che la morte del ricercatore sia conseguente ad un incidente stradale, ad una rapina o ad altre cause ma la responsabilità potrebbe essere attribuita ad ambienti che non rifuggono per raggiungere i loro scopi a sevizie, lesioni e percosse, ad opera cioè di «specialisti» del crimine.
Escluso anche che l’aggressione sia conseguente alla frequentazione da parte di Regeni di ambienti ambigui o che il ricercatore facesse uso di sostanze stupefacenti.
Che si trattasse di una persona «normale» è dimostrato anche dai suoi rapporti con la fidanzata in contatto con la quale stava praticamente ogni giorno e in perfetta armonia. C’è il sospetto che il delitto possa ricollegarsi al suo lavoro di ricercatore e per cercare una conferma a questa ipotesi gli investigatori italiani sollecitano una completa collaborazione da parte dell’autorità egiziana attraverso la consegna di documenti, tabulati ed altre informazioni che potrebbero collimare con gli accertamenti degli investigatori italiani. Nessun elemento poi allo stato attuale conferma che il ricercatore non limitasse il suo lavoro ai rapporti con l’Università di Cambridge. Agli investigatori italiani le informazioni potranno essere fornite dal computer che i genitori di Regeni tempo fa hanno consegnato.
Comunque da parte della Procura di Roma è stata presentata alle aziende che gestiscono i social network di avere copia delle password per poter accedere agli account del ricercatore. Intanto è atteso per lunedì prossimo il deposito della relazione di 300 pagine affidata al perito settore Vittorio Fineschi che ha fatto l’autopsia di Regeni una volta che la salma era stata riportata in Italia a pochi giorni dalla scoperta del delitto. (Adnkronos)

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