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Resta il nodo di come smaltire i rifiuti

La differenziata nei comuni del comprensorio non è ancora abbastanza diffusa. Ancora scarsi i risultati nonostante i tentativi di sensibilizzazione al problema

La differenziata nei comuni del comprensorio non è ancora abbastanza diffusa. Ancora scarsi i risultati nonostante i tentativi di sensibilizzazione al problema

LADISPOLI – Il problema di fondo che si apre agli interrogativi di come smaltire i rifiuti in realtà non è stato ancora affrontato seriamente: né a livello politico, né istituzionale. Perché seppure sono meritorie le iniziative dei comuni, vedi Ladispoli, ad aver avviato la raccolta differenziata per far crescere la consapevolezza dei cittadini circa la necessità di concorrere al decoro urbano e allo smaltimento dei rifiuti tramite il sistema del riciclaggio una domanda è d’obbligo: i rifiuti non riciclabili che, ad oggi, sono l’80% della raccolta dove vanno a finire? Non è retorica giacché vuole evidenziare il punto centrale della raccolta differenziata. Per ora il non riciclato si conferisce in discarica; non a caso l’Unione europea ha proibito l’apertura di nuove discariche e imposto non solo la chiusura ma anche la bonifica di quelle esistenti. Vediamo allora di saperne di più. Per una maggior informazione ecco cosa dice Wikipedia a proposito della questione rifiuti. Nella gestione dei rifiuti gli inceneritori sono impianti principalmente utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura (incenerimento) che dà come prodotti finali un effluente gassoso, ceneri e polveri. Negli impianti più moderni, il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti viene recuperato e utilizzato per produrre vapore, poi utilizzato per la produzione di energia elettrica o come vettore di calore (ad esempio per il teleriscaldamento). Questi impianti con tecnologie per il recupero vengono indicati col nome di inceneritori con recupero energetico, o più comunemente termovalorizzatori. Il termine termovalorizzatore, seppur di uso comune, è talvolta criticato in quanto sarebbe fuorviante. Infatti, secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per «valorizzare» un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo, mentre l’incenerimento (anche se con recupero energetico) costituisce semplice smaltimento ed è dunque da preferirsi alla semplice discarica di rifiuti indifferenziati. Si fa notare che il termine non viene inoltre mai utilizzato nelle normative europea e italiana di riferimento, nelle quali si parla solo di «inceneritori». Le categorie principali e quantitativamente predominanti di rifiuti inceneribili sono: Rifiuti Solidi Urbani (RSU); Rifiuti speciali. A queste si possono aggiungere categorie particolari come i fanghi di depurazione, i rifiuti medici o dell’industria chimica. Vi è poi una grande quantità di rifiuti non inceneribili (classificati «inerti») provenienti da costruzioni e demolizioni: questi costituiscono una percentuale di circa il 25% del totale, pari a ~30 milioni di tonnellate l’anno (dati 2001). Prima di procedere all’incenerimento però i rifiuti possono essere trattati tramite processi speciali volti a eliminare i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida (la materia organica come gli scarti alimentari, agricoli, ecc.). I rifiuti trattati in questo modo sono definiti CDR (ovvero «combustibile derivato dai rifiuti») o più comunemente ecoballe. In Europa sono attivi, al 2002, 354 impianti di termovalorizzazione/incenerimento in 18 nazioni. In alcune situazioni, impianti di questo genere sono da tempo inseriti in contesti urbani, ad esempio a Vienna, Parigi, Londra, Copenaghen. Paesi quali Svezia (circa il 45% del rifiuto viene incenerito), Svizzera (~100%), Danimarca (~50%) e Germania (~35%) ne fanno largo uso; nei Paesi Bassi (in particolare ad Amsterdam) sorgono alcuni fra i più grandi inceneritori d’Europa, che permettono di smaltire fino a un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti all’anno (~33% del totale). In Italia l’incenerimento dei rifiuti è una modalità di smaltimento minoritaria, ma comunque nella media dei paesi europei anche a causa dei dubbi che permangono sulla nocività delle emissioni nel lungo periodo e delle conseguenti resistenze della popolazione. Nel corso degli anni la percentuale dei rifiuti urbani inviati ad incenerimento è aumentata passando dal 2,5 milioni di tonnellate (2001) a 5,3 milioni di tonnellate (2011): la maggior parte dei circa 3,5 milioni di tonnellate di combustibile da rifiuti italiani viene incenerita in impianti del Nord. A Brescia, in prossimità della città, c’è uno dei termovalorizzatori più grandi d’Europa (circa 750 000 tonnellate l’anno: il triplo di quello di Vienna) che soddisfa da solo circa un terzo[del fabbisogno di calore dell’intera città (1100 GWh/anno). Recupera dai rifiuti circa 600 milioni di chilowattora elettrici e 750 milioni di chilowattora termici l’anno. Nel 2006 proclamato «migliore impianto del mondo» Waste-to-Energy Research and Technology Council), associazione formata da tecnici, scienziati ed industrie di tutto il mondo. Aggiungere altro? (Dan. To.)

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