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Attig: "Quel piano è macelleria sociale"

Attig: "Quel piano è macelleria sociale"

La segretaria confederale dell’Ugl Fabiana Attig commenta quanto emerge dalla relazione al Mef di Cozzolino e Cordella. "Si insiste sulla newco, vietata dalla Riforma Madia e si ipotizza il ricorso a finanza di terzi: visto che il Pincio non ha soldi, è una apertura ai privati?"

CIVITAVECCHIA – «Il piano di salvataggio delle partecipate è una macelleria sociale. Altro che Newco. Il destino dei dipendenti, messi a tempo parziale,  è di fatto messo nelle mani dei creditori e dei privati». La segretaria confederale dell’Ugl Fabiana Attig prende spunto dalle controdeduzioni firmate dal sindaco Antonio Cozzolino e dal segretario generale Caterina Cordella e inviate al MEF circa la verifica contabile dei Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica del 12 febbraio dello scorso anno.
«Nessuna discussione in nessun tavolo di concertazione – scrive Attig – neppure uno straccio di atto approvato dal Consiglio o dalla Giunta. Nulla di nulla. Tutto deciso nelle segrete stanze del Segretario Generale Cordella  e del Sindaco Cozzolino. Nella  relazione inviata al Mef si leggono le linee tracciate dai pentastellati. Partendo dallo pseudo piano di razionalizzazione partorito dal sindaco Cozzolino e approvato lo scorso 31 marzo 2015 in Consiglio Comunale, dove si definivano i “principi” e i criteri della razionalizzazione del personale delle società partecipate. Oggi si arriva ai fatti».
«Secondo l’atto politico, che parte con una premessa poco rassicurante – prosegue la rappresentante dell’Ugl –  il nuovo organigramma del personale, che attualmente costa 13 milioni di euro, inizia con: ”consentire per quanto possibile il mantenimento dei livelli occupazionali” il che significa non tutti verranno salvaguardati. Ma i punti forti sono nell’ordine:
Razionalizzazione dei contratti collettivi (diminuzione in favore di altri meno costosi) applicati mediante la riduzione degli stessi,  e applicazione di contratto unico per tutti gli amministrativi;  Riquadramento di tutti i livelli del personale, attraverso la effettiva corresponsione ai titoli di studio e professionali, ovviamente con eliminazione dei super minimi ad personam, indennità di funzione ecc; Rimodulazione dell’orario di servizio con quello Part Time; Liquidazione in attivo va tutta in favore dei creditori compresi i rami d’azienda in perdita oggetto di affitto e successivo acquisto della New.co».
«Poi – psosegue Fabiana Attig – si fa riferimento all’apporto di finanza esterna da parte di un terzo. La temrinologia utilizzata è quella giuridica, quindi il terzo potrebbe essere l’amministrazione comunale, ma, visto lo stato delle finanze del Pincio, non può essere esclusa neppure la necessità di far ricorso ai ipotesi di reperimento di risorse finanziarie attraverso vendita agli stessi creditori o ad altri privati».
«La scrivente organizzazione sindacale – continuna la segretaria confederale dell’Ugl – stigmatizzando un simile arrogante atteggiamento mostrato verso le OO.SS. che sempre hanno mostrato disponibilità verso tutte le possibili soluzioni, ribadisce con forza che quanto raccontato al MEF risulta non veritiero,  privo di qualsiasi concertazione e di ogni fondamento. Senza contare che tutto il piano proposto è in palese violazione rispetto a quanto stabilito dalla Riforma Madia sulle Partecipate, che vieta la costituzione di nuove società e obbliga i comuni ad inserire nella previsione di bilancio 2016 un fondo di accontamento per le perdite delle partecipate nella misura del 25% per il 2015 e del 50% per il 2016 -2017 del risultato negativo. Vale a dire su oltre 40 milioni  di euro». 
«Alla luce di quanto appreso – conclude –  la UGL chiede pubblicamente e ufficialmente al Collegio dei Revisori e alla Commissione Bilancio di accertare il debito delle partecipate al 31/12/2015, di certificare nel bilancio di previsione del 2016 tale debito, con l’individuazione di un fondo di accantonamento cosi come previsto dalla normativa. Se ciò non dovesse accadere ci vedremmo costretti a ricorrere noi alla Procura Generale della Corte dei Conti chiedendo un commissariamento ad acta delle partecipate, per l’inerzia e il procurato fallimento ad opera di questa scellerata Giunta. Evitando così la macelleria sociale riservata a tutti i dipendenti delle partecipate».

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