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''Il rinvio a giudizio un buon inizio''

''Il rinvio a giudizio un buon inizio''

OMICIDIO VANNINI. L’avvocato Celestino Gnazi soddisfatto della decisione del gup. Ma l’avvocato Andrea Miroli: «Non sussiste il dolo intenzionale»

LADISPOLI – Il 4 marzo era atteso come una giornata-evento. La popolazione di Ladispoli, ma anche quella di Cerveteri, era coinvolta fino all’inverosimile dalla vicenda che ha visto Marco Vannini perdere la vita. Sarà per via della famiglia, conosciuta e stimata. Sarà perché a Marco volevano tutti bene e mai nessuno, per il tipo che era, serio, mite, equilibrato, si sarebbe aspettato che la sua esistenza avrebbe potuto avere quell’epilogo tragico: morire nella casa della sua fidanzata con la quale stava insieme da quattro anni per un colpo di pistola sparato dal padre di lei per sua stessa ammissione ma con un alone forte di dubbi e di omissioni. Sarà perché la gente in tutta Italia, non ha mai digerito ciò che ormai appare dalle intercettazioni ambientali e dallo sviluppo delle indagini, che Marco poteva salvarsi se soccorso tempestivamente, è stato lasciato morire con la complicità accertata, secondo la tesi di chi ha rinviato a giudizio l’intera famiglia della fidanzata: il padre Antonio, la madre Maria Pezzillo, la figlia Martina, il figlio Federico e la fidanzata stessa Viola Girgini. Proprio venerdì Ladispoli e Cerveteri erano collegati sul web per sapere cosa sarebbe accaduto durante l’udienza preliminare al tribunale di Civitavecchia. Tutti rinviati a giudizio per omicidio volontario con dolo eventuale. Solo Viola, presente in quella casa, dovrà rispondere di omissione di soccorso. Tecnico ma soddisfatto il commento dell’avvocato della famiglia Celestino Gnazi: «Un buon inizio». Ma quello che manterrà alta la tensione fino al processo sarà l’affermazione che il Generale Garofano, consulente di parte dei Vannini, già comandante dei Ris ha fatto alla trasmissione televisiva “Quarto Grado”: «C’erano gli estremi per prendere provvedimenti cautelari». Ma per la difesa ci sono ancora degli aspetti da approfondire. «Noi abbiamo sottolineato – ha dichiarato l’avvocato Messina – che vi erano dei pareri contrastanti soprattutto da parte di consulenti sul tempo di sopravvivenza e sulla possibilità di intervento necessari per consentire al povero Marco di sopravvivere. Il pm ha probabilmente ritenuto prevalenti i ragionamenti fatti dai suoi consulenti». «Il concetto di volontarietà – ha spiegato l’avvocato Adrea Miroli – legato al dolo eventuale è un concetto diverso rispetto a quello del dolo intenzionale e che noi riteniamo non sussistere per una serie di ragioni legate ad una sottovalutazione del fatto». Sarà quindi il processo che inizierà il 23 maggio a rivedere tutte le perizie, le analisi, le testimonianze e a giungere a quello che la famiglia chiede da sempre: giustizia e verità.

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