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Francesco Micocci racconta il suo Morricone

Francesco Micocci racconta il suo Morricone

TARQUINIA- “Io ero molto attento al telefono che squillava a casa, perché aspettavo sempre telefonate che mi chiedevano di fare arrangiamenti”. Quella chiamata al premio Oscar, Ennio Morricone, come racconta nel programma “Il mondo a 45 giri”, arrivò da Vincenzo Micocci, allora direttore artistico della RCA. A Tarquinia risiede Francesco Micocci, figlio di Vincenzo, che ricorda gli albori del maestro Morricone proponendo anche, in collaborazione con l’altro tarquiniese Leandro Piccioni, pianista di Morricone, un concerto da realizzare a Tarquinia nel quale far esibire i talenti locali. “Il maestro Morricone nacque come arrangiatore – ricorda Francesco Micocci, allora giovanissimo – E’ un esempio da seguire per tutti i giovani che si avvicinano alla musica. E’ sommo nella composizione ma ricordo che lavorava come un operaio: alle otto era già pronto per organizzare minuziosamente tutto il programma della giornata. Quando conobbe mio padre, lui lavorava per la radio. Noi cercavamo arrangiatori e lui propose sin da subito di utilizzare uno stile, il puntilismo, che inizialmente ci lasciò dubbiosi. Si trattava infatti di omettere, nella realizzazione dei brani, la ritmica fissa, che avrebbe dovuto inizialmente rimanere sottintesa e recuperata in qualche modo attraverso gli attacchi e le pause che gli strumenti a fiato o gli archi avrebbero fatti immaginare. Una tale teoria avrebbe potuto, se applicata rigidamente, decretare la fine della musica leggera. Mio padre, dopo lo smarrimento iniziale si rese conto che un uomo, capace di teorizzare una simile nefandezza, era dotato di una straordinaria duttilità e funzionalità, il tutto in un sugo culturale che avrebbe potuto dare vita a piatti di alta cucina musicale e compositiva”. Micocci racconta anche qualche aneddoto. “Il primo arrangiamento di Morricone fu per la canzone ‘Il barattolo’ di Gianni Meccia. Si decise di ricreare nell’arrangiamento il rotolamento del barattolo che però doveva andare a tempo. Ennio si fece costruire da un falegname uno scivolo fatto di sassi e cemento nel quale il barattolo avrebbe dovuto seguire il ritmo della canzone. Inizialmente fu un fallimento, ma Morricone si ingegnò e trovò la soluzione prendendo il barattolo con le due dita e facendolo rimbalzare elasticamente con il bordo sullo scivolo ghiaioso di quello strano marchingegno”. Micocci parla anche di progetti futuri. “Sto tentando di ricreare a Tarquinia una sorta di It che come la definiva Antonello Venditti era factory vera non basata sul lusso ma un luogo dove, in maniera professionale, gli artisti passavano le loro giornate. Questo sarà lo spirito dell’Accademia del cantautore”.

F.F.

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