Pubblicato il

Caso Vannini, Abbate: "Le mie affermazioni non sono prive di fondamento"

Caso Vannini, Abbate: "Le mie affermazioni non sono prive di fondamento"

LADISPOLI – Non ci sta il giornalista di Quarto Grado Carmelo Abbate a ricevere l’appunto dei legali della famiglia Ciontoli. Il contendere riguarda la figura di Viola Giorgini, la cui difesa è condivisa con quella della famiglia Ciontoli.
A proposito di quello che mi contestano gli avvocati dei Ciontoli
«Quello che ho detto durante la trasmissione televisiva Mattino Cinque – spiega il giornalista –  non è per niente “destituito di ogni fondamento”, come sostiene l’avvocato Andrea Miroli che scrive anche per conto del collega Pietro Messina.
Per i legali dei Ciontoli, le mie affermazioni avrebbero travalicato il “diritto dovere di cronaca”, in quanto gli “accertamenti processuali, non evidenziano nulla” di quanto ho dichiarato».
«Avrei detto cose non vere, in buona sostanza. – commenta Abbate – a partire dal depistaggio, che per gli avvocati non c’è stato. Allora io chiedo. È vero o falso che dentro quella casa sono state trovate pochissime tracce di sangue rispetto a quello certamente fuoriuscito in seguito a una ferita provocata da arma da fuoco? È vero o falso che sulla mano di chi afferma di avere sparato non sono state trovate tracce di polvere da sparÈ vero o falso che sulla pistola non sono state trovate impronte digitali né tracce biologiche? Devo forse pensare che chi ha sparato mentre si giocava a guarda quanto è bella questa pistola carica indossasse un guanto? È vero o falso che Antonio Ciontoli durante il primo interrogatorio del 18 maggio racconta agli inquirenti che dopo aver sparato a Marco Vannini ha tentato di bloccare con le sue stesse mani il sangue che fuoriusciva? È vero o falso che in quel momento Marco Vannini si trovava dentro la vasca da bagno e il suo corpo, come ha raccontato Ciontoli era bagnato e insaponato? È vero o falso che la vasca da bagno è stata trovata pulita e senza alcuna macchia di sangue?».
«Per l’avvocato Andrea Miroli che scrive anche per conto del collega Pietro Messina – scrive il giornalista –  le mie argomentazioni “non fanno altro che confondere lo spettatore o il lettore, inducendolo in errore”.
Eppure mi sforzo di essere molto chiaro.
Come nel caso di Viola Giorgini, la fidanzata del figlio di Ciontoli, Federico, unica delle presenti in casa accusata di un reato più lieve: omissione di soccorso.
Per i legali il mio ragionamento logico sarebbe corretto se la donna “fosse colpevole del reato di omissione di soccorso che le viene contestato”.
Invece la “verità processuale va nel senso diametralmente opposto, cioé dell’insussistenza a suo carico del fatto di reato”».
«Domanda – si interroga Abbate – è vero o falso che Viola Giorgini è appena stata rinviata a giudizio? Mi viene quasi il dubbio di averlo sognato.
Certo, non significa che la donna sia colpevole, anzi è innocente fino a sentenza. Ma il mio ragionamento poggia soltanto su questo, non certo su un presupposto di colpevolezza.
Quanto all’elemento soggettivo, ho un’altra domanda: È vero o falso che Viola Giorgini, sentita dagli inquirenti nell’immediatezza come persona informata sui fatti, esce dalla stanza, si siede sul divano della caserma accanto a Martina e al fidanzato dice “così ho parato il culo pure a te”?
Spero che gli avvocati mi consentano di esprimere una breve personalissima opinione: continuo a considerare azzardato, per non dire altro, portare una persona davanti a una corte d’assise per un reato minore come quello di omissione di soccorso».

ULTIME NEWS