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Disabili, condannato il Comune

La vicenda è iniziata nel 1994, ora arriva la sentenza. Il Tar boccia il taglio all’assistenza retroattivo

La vicenda è iniziata nel 1994, ora arriva la sentenza. Il Tar boccia il taglio all’assistenza retroattivo

di FEDERICA CENCI

FIUMICINO – Tutto ha inizio nel gennaio 2014, quando il Comune di Fiumicino – con la precedente maggioranza di centrodestra – ha applicato un nuovo regolamento sull’Assistenza indiretta per disabili gravi, tagliando il budget destinato agli utenti; tutto ciò in modo retroattivo, senza avvisare e senza fare nessuna distinzione tra un utente e l’altro, senza considerare le condizioni fisiche e famigliari dei singoli utenti.

Tenendo conto del fatto che si tratta di una forma assistenziale regionale nei criteri e nei finanziamenti, che trova attuazione attraverso l’inoltro da parte dei Comuni. A nulla sono valse le rimostranze degli utenti e dei familiari che si sono visti ridurre fino al 70% da un giorno all’altro l’assistenza, attenzione stiamo parlando di disabili gravi, quindi persone non autosufficienti non in grado di provvedere ai bisogni primari come mangiare , lavarsi e alzarsi dal letto ecc.

In quel periodo furono spese molte parole vennero fatte molte promesse, gli utenti si sono recati più volte in Consiglio Comunale per portare alla luce la loro condizione, ma tutta l’Amministrazione comunale si è dimostrata sorda, cieca e muta al riguardo. Davanti a questo atteggiamento gli utenti supportati dall’Associazione Leg. Arco di Fiumicino nella persona della Presidente Alessandra Colonna si sono visti costretti loro malgrado a rivolgersi alla legge; e supportati dagli avvocati Nikolaus Suck e Alessandra Romano dello Studio legale Panunzio e Romano di Roma hanno fatto ricorso al Tar denunciando la situazione di gravità che si era venuta a creare.

Finalmente il Tar Lazio ha risposto con la sentenza n. 2984 del 08/03/2016 condannando il Comune di Fiumicino per non aver correttamente operato, per aver posto in essere una grave violazione delle regole di correttezza e buona fede, di avere una condotta negligente e per aver causato “danno patrimoniale” e “danno non patrimoniale”.

“Dire di essere contenta è riduttivo – ha dichiarato la Presidentessa Alessandra Colonna – : i diritti civili, il diritto di scelta, le pari opportunità, la vita indipendente, sanciti dalla Convenzione Onu delle Persone con Disabilità, sono state pienamente riconosciuti.

Avremmo voluto non essere costretti a subire le umiliazioni che ci hanno portato a questa diatriba, ma per la poca perspicacia di qualcuno per la prima volta nella storia di questo Comune, siamo dovuti ricorrere al Tar, invece di risolvere tutto con una collaborazione tranquilla e civile, che era stata ampiamente proposta come è sempre stato fatto fin dalla nascita del Comune con tutte le amministrazione che si sono succedute».

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