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OMICIDIO VANNINI. Mamma Marina: "Non fate mai più il nome di mio figlio"

OMICIDIO VANNINI. Mamma Marina: "Non fate mai più il nome di mio figlio"

Durante il weekend fitta corrispondenza tra gli avvocati Messina e Miroli ed il giornalista di Quarto Grado.  La famiglia di Marco  indignata per le parole espresse dai legali dei Ciontoli in replica a Carmelo Abbate

LADISPOLI – Un weekend molto acceso nell’ambito dell’omicio di Marco Vannini.

Il tutto è nato dalle dichiarazioni del giornalista di Quarto Grado Carmelo Abbate alla tramissione «Mattino Cinque». Abbate aveva commentato la posizione processuale di Viola Giorgini, fatto che aveva costretto i legali della ragazza ad intervenire pubblicamente. Ma il giornalista è di nuovo intervenuto con una controreplica alla quale i legali hanno risposto nella nottata di sabato.

Dopo le argomentazioni nei confronti di Abbate i legali hanno aggiunto in chiusura «[..] noi stiamo duramente lavorando perché la verità venga completamente alla luce: questo lo dobbiamo certamente a chi si è affidato ai propri difensori, ma lo dobbiamo anche, e soprattuto a Marco, che nessuno avrebbe voluto far soffrire e morire così tragicamente.»

Proprio quest’ultima frase, riferita a Marco, ha fatto andare su tutte le furie prima il cugino Alessandro Carlini e poi anche mamma Marina. Il primo in una nota postata sul gruppo Giustizia e Verità per Marco Vannini ha dichiarato «La verità per Marco la cerca Lei, avvocato Miroli? Ma si ricorda di aver detto nella sua arringa che Antonio Ciontoli aveva raccontato anche a lei un sacco di frottole? Io ho sentito con le mie orecchie e francamente Lei non mi sembra il massimo per cercare la verità per Marco. Io non ce l’ho con lei ma le vorrei ricordare che con quella frase finale è stato superato il limite della decenza.» A distanza di qualche ora Marina ha rincarato la dose nei confronti dei legali «Mi chiedo, come fanno a sostenere, con una difesa disperata, che il mio Marco non sia stato ucciso dal comportamento di una “famiglia” di presunti assassini» ha dichiarato la donna.

«Ma una cosa me la dovete – ha aggiunto ancora Marina – nel rispetto del mio dolore, non nominate mai più il nome di mio figlio e poi potete anche continuare, magari tappandovi il naso, il vostro “lavoro”. Se avete un briciolo di umanità e di dignità sona sicura, che nel profondo della vostra coscienza vi augurerete di aver torto e che i colpevoli paghino per le loro colpe. Allora forse potrete dormire con la coscienza apposto.»

Difficile ipotizzare una nuova presa di posizione da parte dei legali Messina e Miroli ma altrittanto difficile pensare che si riuscirà ad attendere il 23 maggio, data della prima udienza, per tornare a parlare del caso.

Nel frattempo sul web l’indignazione dei Vannini è stata amplificata dagli ormai 35.000 uscritti al gruppo Facebook che segue attentamnte il caso.

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