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Fermento per il picchettamento di Ostilia

Fermento per il picchettamento di Ostilia

CAMPO DI MARE. Domani mattina nuova visita dell’ufficiale giudiziario per la sentenza. L’attacco a Pascucci: «Il Comune non può scendere a patti con una società con vertici dalle dubbie credenziali»

di DANILA TOZZI

CAMPO DI MARE – Si scaldano i motori (e gli animi) in vista della visita dell’ufficiale giudiziario prevista per venerdì mattina sulla spiaggia di Campo di Mare. Una situazione che già nelle ultime 48 ore ha portato fibrillazione tra i balneari che si vedono picchettate, sebbene solo esternamente, le aree dove sorgono gli stabilimenti ma che una sentenza ha definitivamente assegnato alla società Ostilia.

Solo il primo picchettamento venne rinviato per ben tre volte. Ma nonostante il picchettamento la misurazione ci fu e benchè una trattativa era stata improntata con il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci non fu sufficiente a scongiurare la chiusura dello stabilimento balneare Ocean Surf, verso cui i proprietari, i fratelli Gallo, hanno fatto ricorso. Per Pascucci ora si presenta un bel rompicapo dato che vuole salvare capre e cavoli: stagione balneare a tutti i costi e il rapporto collaborativo con l’Ostilia. D’altra parte dopo l’ultimo incontro risalente al mese di dicembre 2015 con i balneari Pascucci sembrava aver trovato salomonicamente la soluzione: accettare da parte loro il comodato d’uso gratuito da parte dell’Ostilia in cambio di non ricorrere in appello. L’Associazione Nautica era favorevole, insieme allo stabilimento Renzi, inizialmente anche il Six. Poi però dopo aver accusato il presidente dell’Assobalneari Caferri di aver aver accettato il compromesso si erano sfilati dal tavolo tutti, tranne il Nautico, disposto a firmare l’accordo a due condizioni: che non ci fosse la spada di Damocle sul limite delle concessioni del 2020 e che l’Ostilia non costruisca il lungomare non senza aver dato prima a loro garanzie. Poi puntuale l’attacco sul piano politico. «Noi crediamo che il comune di Cerveteri non possa scendere a patti con una società che vede nei suoi vertici dubbie credenziali, Non si possono sacrificare aziende che hanno creduto ed investito su Campo di Mare, così come non si può continuare a consumare suolo con asfalto e cemento». Ma ormai il “bubbone” è scoppiato e gli strascichi non sono quantificabili: quello che è certo è che non sarà facile accontentare tutti.       

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