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I motori? Israele pigliatutto

di ANGELO PERFETTI

FIUMICINO – E’ stata avviata dai curatore fallimentare la procedura di gara per l’acquisto degli asset relativi ad Alitalia Maintenance System. La notizia è contenuta nella risposta che Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico, ha inviato agli onorevoli Barbara Saltamartini e Roberto Simonetti dopo la sollecitazione dei due onorevoli sulla questione Alitalia. La data però non è mai stata comunicata ufficialmente, anche se voci di corridoio darebbero proprio quella della giornata odierna come lo spartiacque tra la crisi e la rinascita.
Tutto bene, dunque? Non è detto. Intanto perché anche se la gara internazionale fosse ufficializzata oggi c’è da vedere cosa sia stato inserito all’interno di quel bando, in secondo luogo perché l’emorragia di motori verso Israele non si è mai fermata, nonostante le promesse di Montezemolo.
Da quando nel settembre 2015 è stato dichiarato il fallimento di Ams, infatti, la manutenzione dei motori è stata dirottata sull’israeliana Bedek (che pur avendo una quota in Ams non ha contribuito al suo salvataggio).
Si era detto che i primi 4 motori venivano mandati per esigenze operative. Poi però se ne è aggiunto un altro, e un altro ancora. Poi altri 8 motori hanno preso la strada di Tel Aviv e ancora oggi ulteriori 3 pezzi sono in rampa di lancio. Altro che emergenza, siamo già a 17 motori, per un costo di circa 1,5 milioni di euro l’uno. Il che fa riapparire   lo spettro dell’accordo – fino a oggi negato – di manutenzione decennale con Bedek, valore 500 milioni di euro, che metterebbe in ginocchio definitivamente Ams e  gli oltre 200 lavoratori che attendono di conoscere le sorti aziendali. In Italia infatti resterebbe come unico appeal la Certificazione Enac, un po’ poco per pensare ai fasti di un tempo.
Diverso sarebbe se le promesse di restituire alla nuova proprietà l’appalto per la manutenzione dei motori Alitalia diventasse realtà. A quel punto le sorti dell’azienda potrebbero dipingere scenari più rosei. I sindacati restano in allerta, e anche il mondo politico – in maniera bipartisan – ha deciso di affiancarli con azioni congiunte a Montecitorio finalizzate a… non far passare lo straniero. Non per «protezionismo», ma perché la professionalità italiana nel settore non è seconda a nessuno. Nemmeno ai pur bravissimi  israeliani.

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