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La signora del Bisso si appella al ministro

La signora del Bisso si appella al ministro

Chiara Vigo, ultima maestra al mondo, chiede un incontro a Franceschini: "Salviamo l’arte"

«Incontriamoci e parliamo delle maestrie che non vanno perdute. L’Italia è un Paese d’arte». E’ l’appello che Chiara Vigo, ultimo maestro di bisso al mondo, lancia al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Sessantuno anni, sarda di Sant’Antioco, Chiara è rimasta l’ultima depositaria dell’arte di quel filo d’oro che da millenni lega l’uomo al mare.
Il bisso, conosciuto anche come la seta del Mediterraneo, è una fibra tessile prodotta dal più grosso mollusco del Mare Nostrum, la Pinna Nobilis – protetto dal 1992 perché in via di estinzione – la cui bava, prima che i bachi d’Oriente raggiungessero Costantinopoli a metà del primo secolo, era il tessuto prezioso per manti di re, principesse, sacerdoti e panni nuziali. Un filo sottile più di un capello, resistente, trasparente e luminoso. Di bisso era l’abito di re Salomone, di bisso il leggendario vello d’oro cercato da Giasone. Prezioso, preziosissimo e per questo senza prezzo. «Dal mare devi prendere quello che ti regala. E’ un’arte che non si lega al denaro», dice Vigo che continua la sua opera senza scopo di lucro. Lei ha accolto l’eredità millenaria tramandatale dalla nonna Leonilde e la porta avanti continuando a tessere quella tela di memorie e tradizioni legata a gesti e riti quasi mistici che parlano di rispetto e connessione con la natura. ‘Ponente, levante, maestro e grecale prendete la mia anima e buttatela nel fondale, che sia la mia vita per essere, pregare e tessere per ogni gente che da me va e da me viene senza tempo, senza nome, senza colore, senza confini, senza denaro’, recita il giuramento con cui Chiara Vigo ha raccolto l’importante testimone che intreccia storia antica a storie familiari, consacrando la sua vita alla maestria del bisso. «Sto conservando quello che era per poter dare a chi verrà quello che già era suo», dice Vigo che nel 2005 ha dato vita al Museo del Bisso, aperto a tutti gratuitamente, dove raccoglie i suoi preziosi manufatti e tiene viva la storia del ‘filo d’acqua’ conservata nei secoli come in uno scrigno dalle donne di Sant’Antioco. Quelle donne che, spiega Vigo, «erano l’atelier della principessa Berenice, figlia di Erode, che portò in Sardegna la tradizione del bisso e di cui – racconta Vigo – nel 1920 è stata ritrovata la tomba».
Il museo però ora rischia di chiudere. Prima di Natale infatti il Comune di Sant’Antioco che aveva concesso al Museo del Bisso il locale in comodato d’uso, ha inviato un ordine di sfratto esecutivo per motivi di sicurezza. «Io sono un animale senza Wwf, un animale che viaggia libero. Possono chiudere il Museo del Bisso ma non possono chiudere Chiara Vigo», dice fiera. Ma resta un rammarico: «In Italia manca una legge che tuteli le maestrie. La funzione del maestro è conservare e tramandare ciò che già c’era senza che sia proprietà di nessuno. La maestria non è artigianato. Un ragazzino che fa un corso di 2 mesi non è maestro di niente, è artigiano. Serve il tempo. Il bisso è una cosa millenaria che non si può confondere con l’artigianato. Io non sono un artigiano. Il mio bisnonno era un maestro. Mia nonna era maestro di tele da museo. Io ho vissuto in una famiglia di maestri. Questo manca ai giovani oggi: un habitat». Insomma il suo auspicio è che si crei uno spazio per le botteghe delle arti. «Se vai da un pittore prima cosa ti insegna? Il suo amore per la pittura, e poi a dipingere – dice -. E’ una cosa lenta. E’ inutile che si vogliano applicare a me le leggi moderne. Un maestro di tradizione orale non uscirà mai dalle sue leggi. La mia arte se la vuoi te la prendi secondo me, perché se la vuoi secondo te io non te la do».
Eppure Chiara vorrebbe proprio tramandarla la sua arte, ma senza svilirla, senza svenderla. Intanto tenendo aperto il suo museo. Anche per questo vorrebbe incontrare il ministro Franceschini. Comunque, per un’altra generazione almeno, l’arte del bisso dovrebbe essere salva. «A mia figlia ho insegnato – assicura – anche se lei mi dice che ancora non si sente pronta, perché finché ci sono io preferisce fare altro, come tutti i giovani d’oggi». 

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