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Manziana promuove un convegno per fare il punto sul futuro del buttero

Iniziativa promossa dall’Asd Katipan  

Iniziativa promossa dall’Asd Katipan  

di ELICE RANIERI

Qual è il futuro del buttero? Se ne è parlato ieri a Manziana all’incontro sul tema “Il buttero nella nuova ruralità” organizzato negli spazi recuperati ex Motosi dell’Università Agraria di Manziana per iniziativa di Rossano Pannacci, presidente dell’ASD Katipan, che figlio di buttero da anni si batte per recuperare le tradizione ed individuare un ruolo nuovo a quella che è stata una figura tipica della Maremma Laziale. Pannacci ha citato la voce dell’Enciclopedia agraria italiana” ( R.E.D.A. 1952 redatta da Dario Perini, professore di Economia e politica agraria presso l’Università di Pisa, che alla voce buttero riporta “in provincia di Roma buttero è anche chi, proprietario di bovini ed equini da lavoro, provvede a coltivare i terreni di altri associandosi a lavoratori detti ‘cacciacapo’; il buttero eseguisce i lavori di aratro e di semina, mentre i soci provvedono alla zappatura e alla mietitura: il prodotto è diviso a metà, dopo averne corrisposto un terzo o un quarto al proprietario del terreno”. “A differenza di quanto avveniva in altre realtà come il Trentino Alto Adige, le Marche, l’Abruzzo, la Basilicata, la Sicilia nord-orientale, il Grossetano, l’Irpinia e la Capitanata, dove il buttero provvedeva solo alla cura dei buoi e dei cavalli, o come la provincia di Napoli e il Salernitano dove l’attività riguardava solo la cura dei bufali – ha sottolineato Pannacci –  nella Campagna romana il buttero era un vero e proprio contoterzista “ante litteram” che eseguiva non solo i lavori di aratura e di semina ma l’intero ciclo produttivo, associandosi con altri operatori agricoli e dividendo con essi il prodotto dell’azienda. Nella provincia di Roma, la tradizione del buttero ha, dunque – ha commentato Pannacci –  una specificità che vale la pena valorizzare perché, nella ruralità contemporanea, può dare senso ad attività di servizi di largo raggio che vanno oltre la coltivazione e l’allevamento, soprattutto in aree agricole metropolitane come quelle che caratterizzano la capitale. Oggi potrebbero allevare cavalli e vacche allo stato brado, addestrarli per manifestazioni sportive e ricreative, svolgere prestazioni e servizi coi cavalli e con gli asini per supportare le terapie mediche, psicologiche e riabilitative’’. 

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