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Processione del Cristo Morto: un'edizione da record

Processione del Cristo Morto: un'edizione da record

di ROMINA MOSCONI

CIVITAVECCHIA – Numero record di spettatori lungo tutto il percorso della processione del Cristo Morto. Ancora una volta l’Arciconfraternita del Gonfalone, coordinata dal priore David Trotti, è riuscita a organizzare questa manifestazione religiosa che alla fine è risultata perfetta e che continua a dimostrarsi amata da tutti. Ben 226 sono stati i penitenti incappucciati che hanno trascinato catene e portato croci più o meno grosse. La novità di quest’anno è stata il cambio di percorso: la processione infatti, al ritorno, è passata fra ali di folla anche al Ghetto.

Il corteo religioso che ha visto, ancora una volta, muoversi quasi mille persone è uscito come vuole la tradizione dalla chiesa della Stella è poi passato a piazza Leandra, ha proseguito lungo via Piave, via Trieste, via Stendhal, corso Marconi, piazza Vittorio Emanuele, largo Cavour, largo Plebiscito, corso Centocelle, via Buonarroti, via Annovazzi, viale Baccelli, via San Vincenzo Strambi, via Bernini, corso Centocelle, via Crispi, via Cialdi, piazza Fratti, via Oberdan, via Zara, largo Plebiscito, largo Cavour, corso Marconi, via Stendhal, via Trieste, via Piave e piazza Leandra. Nonostante il percorso più lungo tutto è stato regolare e veloce.

Incredibile il numero di turisti, giornalisti e fotografi venuti appositamente per questo evento, fra cui anche molti stranieri e residenti di altri comuni. Presenti alcuni giornalisti tedeschi e spagnoli; da rilevare che la processione è andata in diretta sulle emittenti televisive locali ma anche da altre tv nazionali. Il corteo religioso come sempre ha camminato sulle note struggenti delle marce funebri di Chopin e Vella e l’adagio di Albinoni suonate dalle due bande cittadine Ponchielli (apertura di processione) e Puccini (chiusura di corteo).

Folto il numero di figuranti e portatori: oltre 800, fra cui tanti bambini coi misteretti della passione di Gesù. A far battere maggiormente i cuori è stato come sempre il passaggio dei 226 penitenti incappucciati con le croci sulle spalle e le catene alle caviglie. Nonostante la grande folla tutto il corteo ha attraversato il percorso in un religioso silenzio. Quest’anno era assente il vescovo di Civitavecchia e Tarquinia, monsignor Luigi Marrucci che sarà alla processione del Cristo Risorto di Tarquinia domenica. C’erano quasi tutti i sacerdoti delle chiese e parrocchie cittadine e diocesane.

La Passione e la morte di Gesù sono stati rivissuti, quindi, grazie a questa processione la cui nascita si perde nella notte dei tempi ed è uno dei pochi appuntamenti a cui i civitavecchiesi sono molto legati. Ad aprire il corteo dietro la banda sono stati i figuranti che hanno rappresentato la gente dell’epoca e le figure che hanno ruotato intorno a Gesù; poi i 5 quadri dei mister dolorosi: Gesù nell’orto, la flagellazione alla colonna, la coronazione di spine, la caduta di Gesù e la crocifissione. Tra un mistero e l’altro hanno sfilato i bambini con i ‘‘misteretti’’; immancabili i membri delle confraternite e delle associazioni, poi il carro del Cristo Morto risalente al 1800, la statua delle Tre Marie e quella dell’Addolorata (portata dalle donne) e una bimba vestita da Veronica. Vista l’assenza del vento è stata portata in corteo anche la coltre funeraria del 1600 ricamata in oro e argento e anche la grande croce di legno della Confraternita dell’Orazione e Morte. Un altro dei momenti più sentiti è stato il rientro dei carri con i portatori che, perfettamente coordinati, hanno corso lungo la ripida e stretta salita che porta alla chiesa della Stella. All’arrivo del carro del Cristo Morto è scoppiato (come vuole la tradizione) l’applauso. In corteo hanno sfilato anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale: il sindaco Antonio Cozzolino, il vicesindaco Daniela Lucernoni, il presidente del consiglio comunale Alessandra Riccetti e l’assessore Enzo D’Anto; erano presenti, inoltre, le maggiori autorità militari e civili del territorio.

Non si può, poi, non fare un plauso ai confrati del Arciconfraternita del Gonfalone per il grande lavoro svolto e perché grazie a loro va avanti questa bella tradizione così amata e sempre grazie a loro viene mantenuta la chiesa della Stella; complimenti poi anche a tutti i volontari che durante il percorso hanno aiutato ognuno in maniera diversa.  

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