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Minacce a Monti, c'è un'altra inchiesta

Minacce a Monti, c'è un'altra inchiesta

Lettere anonime ed esposti sulla compavendita di terreni dell'Authority: il Commissario denunciò il caso già ad ottobre 2014. Aperto un fascicolo contro ignoti. Intanto fissata per lunedì prossimo l’udienza al Tribunale del Riesame sulla richiesta di revoca dei domiciliari per Moscherini e De Francesco

CIVITAVECCHIA – Si terrà il prossimo 4 aprile l’udienza al Tribunale del Riesame di Roma al quale si sono rivolti i legali di Giovanni Moscherini e Vincenzo De Francesco, agli arresti domiciliari da una settimana con l’accusa di tentata estorsione e minacce nei confronti del commissario straordinario dell’Autorità Portuale Pasqualino Monti e del segretario generale Maurizio Ievolella. Gli avvocati Carlo Taormina, Pierluigi Bianchini e Matteo Mormino sono al lavoro per presentare le proprie memorie difensive e ribaltare, di fatto, le accuse contenute nell’ordinanza firmata dal gip Massimo Marasca, su richiesta del sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice.

Accuse che fanno riferimento alle dichiarazioni degli stessi Monti e Ievolella, nell’ambito di un’altra inchiesta, quella sulla pietra utilizzata per la realizzazione della nuova darsena traghetti e servizi. Ma non è questa l’unica inchiesta che vedrebbe l’ex presidente Monti vittima di presunte minacce. Ce ne sarebbe un’altra, infatti, questa volta condotta dal sostituto procuratore Alessandro Gentile.

Al momento il fascicolo è contro ignoti, ma ovviamente la questione va ad intrecciarsi con il filone d’inchiesta condotto dal dottor Del Giudice. In questo secondo caso ci sarebbe un esposto, presentato a febbraio 2015 da tre soggetti che non avrebbero niente a che fare con il porto di Civitavecchia e relativo alla compravendita di alcuni terreni in zona industriale da parte dell’Authority. In pratica lo stesso esposto che, pieno di omissis, fu recapitato nei primi giorni di ottobre 2014 a Monti, quella volta in forma anonima e accompagnato da una lettera senza firma, nella quale si invitava l’allora presidente a ‘‘ponderare meglio ed affidarsi in futuro a qualcuno capace che la sappia consigliare bene’’.

Una quindicina di pagine di accuse che lo stesso Monti decise di depositare lui stesso in Procura, il 9 ottobre; da lì, in realtà, partì proprio questo nuovo filone, fatto di lettere anonime recapitate allo stesso Monti, con promesse di presentare esposti – che poi puntualmente arrivano – richieste di dimissioni. Una questione delicata, che sembra certo non essere conclusa qui.

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