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Tegole, travetti & Co., il riciclo che arreda con l’anima

Tegole, travetti & Co., il riciclo che arreda con l’anima

Il progettista Roberto Malaraggia: «Il concetto di recupero ormai fa sempre più tendenza»

Tavelle di cotto che reggevano il soffitto e usate per fare i davanzali della casa, travetti del vecchio tetto trasformati nel piano di un tavolo in massello. E ancora: una persiana utilizzata per fare lo specchio del bagno e un semplice ramo che diventa appendiabiti per gli ospiti. «Il concetto di recupero e riciclo fa sempre più tendenza anche nella progettazione», parola di Roberto Malaraggia, il cui studio ha curato il progetto di casa su due piani completamente ristrutturata e ricavata da una cascina dei primi del 1900 nel lodigiano.
Un lavoro nel segno della sostenibilità che «come progettisti dà grande soddisfazione – dice Malaraggia – sia per l’aspetto creativo sia, soprattutto, perché è un modo per mantenere l’anima delle strutture. Se io recupero vecchie assi di legno e ci faccio una porta, se mi siedo alla scrivania e posso pensare che una volta quel legno sorreggeva il solaio, sto cambiando la funzione ai materiali dandogli nuova vita e sto allo stesso tempo conservando la storia dell’edificio. Mantengo viva nel presente la narrazione del passato e non ne perdo la traccia».
Un recupero che può essere molto vantaggioso anche dal punto di vista economico. «Le tegole vecchie possono essere riutilizzate per fare il tetto nuovo e questo – spiega il geometra di Sant’Angelo Lodigiano – non solo è un recupero che in sé per sé presenta un vantaggio tecnico in quanto le tegole antiche sono più spesse, forti ed efficienti di quelle moderne, ma ci può far risparmiare anche il 35% sulla fornitura specifica. E lo stesso vale per i marmi dalle demolizioni utilizzabili per fare le soglie».
Il lavoro però va fatto in modo bilanciato «combinando aspetti di modernità e di tradizione col giusto equilibrio per non rischiare di perdere la funzionalità delle cose solo per il puro gusto di conservare. Per questo – spiega Malaraggia – sta al progettista individuare e selezionare i materiali riutilizzabili e suggerire le tecniche di riutilizzo in un continuo scambio tra committente e progettista».
Anche per l’arredo interno, fatto con oggetti e materiali di riciclo, la valutazione va fatta con attenzione. «Bisogna capire innanzi tutto il contesto in cui i pezzi possono essere inseriti. Il mio contributo è stato in questo caso proprio nell’individuazione degli spazi dove collocare i vari pezzi composti. Per mantenere una personalizzazione dell’ambiente, è comunque necessario un contributo della persona che poi vivrà all’interno della casa».
«Per un lavoro di questo tipo – avverte – è indispensabile la collaborazione con il proprietario e, quando possibile, la partecipazione in prima persona dello stesso anche con, se c’è, la propria capacità manuale».

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