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Chiude l’ex Ingrande: è stato di agitazione

Chiude l’ex Ingrande: è stato di agitazione

Proclamato ieri dai sindacati contro la decisione dei vertici di Distribuzione Roma Coop. I lavoratori del punto vendita di Tarquinia in mobilità: «Trovino il modo di ricollocarci»

TARQUINIA – Il rischio era nell’aria. Ma dai vertici coop si continuava a scongiurare questa eventualità tanto temuta dai dipendenti con garanzie di eventuale ricollocamento in altri punti vendita coop. Alla fine però, mercoledì è arrivata la mannaia che si è abbattuta sulle venti famiglie tarquiniesi costrette a fare i conti con la chiusura del punto Coop, ex Ingrande, di Tarquinia situato nella zona artigianale e con la conseguente messa in mobilità dei dipendenti.

Un fulmine senza precedenti che vede pronti i lavoratori a qualunque azione. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato ieri lo stato di agitazione.

«Sono venuti il 30, in tre, e ci hanno comunicato la chiusura – riferiscono i lavoratori – una chiusura che ormai è certa. Quindi è partita la mobilità. In teoria ora le parti hanno 75 giorni di tempo per mettersi d’accordo. C’è un tavolo di trattative aperto con i sindacati regionali per cercare di fare il possibile per ricollocarci».

«Fino all’altro ieri era sicuro che noi saremmo stati ricollocati, come scritto nel verbale in prefettura, hanno garantito il posto di lavoro, mentre adesso si sono tirati indietro perché forse il posto di lavoro per tutti non c’è. Noi siamo 80 dipendenti per quattro punti vendita: Tarquinia, Fiumicino (Ciampino Kennedy), Ariccia e Anagni. Difficile che riescano a ricollocarci tutti»

L’obiettivo dei lavoratori è però quello di essere riassunti dove è presente il marchio Coop; nel caso di Tarquinia quindi potrebbero essere coinvolti i punti vendita oltre che della stessa cittadina etrusca, anche dei comuni limitrofi come Civitavecchia e Montalto.

«Noi siamo Coop a tutti gli effetti – rivendicano i lavoratori -. È inutile che ci dicono che Unicoop Tirreno non c’entra niente. Noi abbiamo il contratto con ‘’Distribuzione Roma Coop’’ che è una società che è stata creata da tante cooperative Coop. Basti pensare che noi abbiamo lo stesso identico programma di Unicoop Tirreno: buste paga, ordini, cartellini. Lavoriamo nello stesso identico modo». «Adesso siamo pronti a tutto, in accordo con i sindacati. Il vicesindaco Renato Bacciardi da parte sua ha già contattato la Prefettura e i vertici verranno chiamati direttamente dal prefetto – aggiungono alcuni – Siamo comunque anche pronti a manifestare fuori il punto vendita tarquiniese, se non addirittura andare a Guidonia, presso la sede centrale. Dobbiamo concordare le azioni con i sindacati. Aspettiamo che dalla Regione i sindacati aprano questo tavolo di trattativa».

L’ufficializzazione dello stato di agitazione è arrivata proprio ieri. I sindacati hanno annunciato il provvedimento «in tutte le unità produttive del Lazio, con conseguente sospensione degli straordinari». «Abbiamo deciso di farlo – si legge nella lettera ufficiale dei sindacati – poiché i vertici di Distribuzione Roma hanno comunicato ai lavoratori dei 4 punti vendita la chiusura dei negozi con relativi licenziamenti. Questa decisione è stata assunta nel cda dello scorso 22 marzo, e ci lascia molto amareggiati».

«Da molto tempo infatti – scrivono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – le nostre organizzazioni sindacali richiedevano un incontro per parlare approfonditamente delle condizioni economiche dell’intera rete, sollevando a più riprese enormi perplessità sulla gestione del personale e delle vendite adottate dalla società. Invece di cercare di risolvere tali problematiche, congiuntamente con le lavoratrici e i lavoratori e le loro rappresentanze, si è preferito dai vertici Coop arrivare alla peggiore decisione unilaterale che si potesse aspettare: il licenziamento di 80 persone. Non crediamo affatto che questa rappresenti la soluzione alle condizioni in cui versa quest’azienda di proprietà della più grande Coop italiana».

«A giorni – concludono i sindacati – arriverà la procedura di mobilità preannunciata ai lavoratori, alla quale risponderemo formalmente, precisando fin da ora la nostra netta contrarietà a soluzioni traumatiche e dunque espulsive dal mondo del lavoro. L’incontro tanto atteso per provare a risanare e mettere in sicurezza l’azienda, saremo costretti a farlo nell’ambito della citata procedura. Certamente, non ci sottrarremo al confronto previsto per legge, ma già in quell’occasione chiederemo con forza che venga ridata dignità e legittimità di partecipazione alle lavoratrici e ai lavoratori nell’ambito di scelte aziendali».

«Sappiamo che non è possibile evitare la chiusura – concludono da parte loro i lavoratori di Tarquinia – ci siamo perfettamente resi conto di come sono andate le cose. Noi lavoravamo tantissimo con il marchio Ingrande, eravamo quelli che lavoravano di più a Tarquinia. Incassavamo più di tutti. Con la nuova gestione Coop siamo andati a picco. Vedevamo i conti. Sono stati tolti tutti i prodotti che ci consentivano di lavorare con i ristoranti, con i pacchi da 10kg, 20 e 25kg; abbiamo quindi perso una importante fetta di mercato. Poi, gli stessi prodotti Coop venivano venduti a prezzi più alti rispetto alla Coop Tirreno che ci sta a 200 metri. Il consumatore, che è sempre più attento, ha quindi preferito fare la spesa altrove. Ecco, così ci hanno portato al fallimento. Ora chiediamo di essere ricollocati, ciascuno compatibilmente con le proprie esigenze familiari». (a.r.)

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