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Eni: anche un civitavecchiese ai domiciliari

Eni: anche un civitavecchiese ai domiciliari

Vincenzo Lisandrelli, conosciuto per il suo impegno politico passato, destinatario di una delle sei ordinanze di custodia cautelare per l’inchiesta sull’impianto di Viggiano. Il 33enne figura come coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute. Nei prossimi giorni gli interrogatori di garanzia a Potenza

CIVITAVECCHIA – C’è anche un civitavecchiese tra le sei persone finite agli arresti domiciliari per l’inchiesta per reati ambientali che ha avuto anche una eco politica non di poco conto, con le dimissioni del ministro allo Sviluppo Economico Federica Guidi.
Due i fronti d’indagine. Il primo quello riguardante presunti illeciti nella gestione dei reflui petroliferi al Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano dell’Eni. L’inchiesta riguarda lo ‘‘sforamento’’ dei limiti delle emissioni in atmosfera del Cova. Dopo due anni di indagini di carabinieri e polizia – coordinati dai pm di Potenza, Francesco Basentini e Laura Triassi, e dal pm della Dna, Elisabetta Pugliese – sei persone sono finite ai domiciliari: tra queste anche il 33enne civitavecchiese Vincenzo Lisandrelli, dipendente dell’Eni, coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano. Conosciuto in città, soprattutto negli ambienti politici di centrosinistra – ex esponente dei Ds – che lo hanno visto impegnato  fino a pochi anni fa, Lisandrelli si è poi trasferito in Basilicata, proprio per lavoro, e qui attualmente vive.
Come lui sono finiti agli arresti domiciliari anche l’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, e quattro dipendenti della società Roberta Angelini, Nicola Allegro, Luca Bagatti e Antonio Cirelli. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite giovedì dai carabinieri del Noe.
Nell’inchiesta, che vede tra l’altro indagate circa 60 persone, si fa riferimento soprattutto ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, con i dipendenti dell’impianto Eni  coinvolti che, si legge nelle ordinanze riportate nei quotidiani della zona, «erano consapevoli dei problemi emissivi» del Centro, ma «cercano di ridurre il numero di comunicazioni sugli sforamenti invece di incidere direttamente sulla causa del malfunzionamento o dell’evento» allo scopo di «non allarmare gli enti di controllo». E ancora: i vertici dell’impianto Eni «qualificavano in maniera del tutto arbitraria e illecita» rifiuti pericolosi – come «non pericolosi», utilizzando quindi un «trattamento non adeguato» degli stessi scarti, e «notevolmente più economico», e dati sulle emissioni in atmosfera «alterati». Mentre l’Eni ha provveduto alla sospensione temporanea dei dipendenti interessati, avviando delle approfondite indagini interne, tra lunedì e martedì prossimo cominceranno a Potenza gli interrogatori di garanzia; bisognerà capire quale sarà la strategia difensiva e se gli indagati decideranno di avvalersi o meno della facoltà di non rispondere.
L’altro filone dell’inchiesta, invece, riguarda le opere per la realizzazione del Centro Olio ‘‘Tempa Rossa’’ della Total, nell’area di Corleto Perticara (Potenza) e gli episodi di presunta corruzione che hanno coinvolto amministratori pubblici ed imprenditori, tra i quali Gianluca Gemelli, compagno del  ministro Guidi, che non è comunque indagata, ma che ha deciso di dimettersi alla luce delle dichiarazioni contenute in una intercettazione.

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