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Alto mare sul presidente del consiglio

Alto mare sul presidente del consiglio

UNIVERSITA’ AGRARIA TARQUINIA. L’opposizione annuncia di non partecipare alle sedute di domani e venerdì. Catini & Co: «Non abbiamo alcuna intenzione di garantire il numero legale ad una maggioranza incapace»

TARQUINIA – Giovedì e venerdì i banchi dell’opposizione del consiglio dell’Università Agraria di Tarquinia rimarranno vuoti. Le due sedute di consiglio previste andranno quindi nuovamente deserte. Lo annunciano i consiglieri d’opposizione, Manuel Catini, Alessandro Guiducci, Alberto Tosoni, Andrea Serafini, Roberto Fanucci e Silvio Torresi, decisi a non garantire la nomina del presidente del consiglio voluto dall’amministrazione di centrosinistra che, in base al nuovo statuto, peraltro voluto dalla stessa coalizione, non riuscirà a portare alla nomina la giovane Patrizia Ciuferri (Pd).

«L’opposizione è compatta e non ha alcuna intenzione di garantire il numero legale ad una maggioranza incapace di amministrare l’Università Agraria soltanto per permetterle di eleggere un presidente del consiglio – tuonano dalla minoranza – Blasi non cerchi alibi altrove e faccia mea culpa per aver redatto ed approvato questo statuto che, sia chiaro, non blocca l’Ente, ma soltanto una nomina politica».

«Sono tre mesi che aspettiamo risposte in merito alle proposte avanzate, ma Blasi, forse distratto e demoralizzato dalla mancata coesione della sua maggioranza, che ne dica il Pd, non ci ha ancora degnato di un colloquio. Un atteggiamento che non rende onore alla carica istituzionale che riveste, in barba anche all’apertura che i Moderati e i Riformisti in quell’incontro di gennaio hanno fatto nei confronti di una figura che potesse essere espressione della minoranza».

Chiaro il riferimento alle parole dello stesso Renato Bacciardi che non disdegnò a gennaio la possibilità di vedere eletto proprio un esponente dell’opposizione come presidente del consiglio dell’Università Agraria. Ruolo, peraltro, ad oggi ricoperto dallo stesso Bacciardi, anche vicesindaco e assessore comunale, il quale entro il 25 aprile dovrà decidere se lasciare l’Agraria, in virtù di quell’incompatibilità contemplata nello stesso statuto che lascia sei mesi di tempo per decidere ai consiglieri eletti quale carica tenere e a quale rinunciare.

«Riteniamo giusto – insistono Catini & Co. – che la presidenza del consiglio, dato il nostro ruolo determinante ai fini dell’elezione, vada ricoperta da un nostro consigliere, per poter garantire rappresentanza tra tutte le forze politiche e su questo ancora oggi attendiamo risposte».

Al centro delle motivazioni del centrodestra anche la questione commissioni. «Tutto potevamo immaginare – spiegano i consiglieri d’opposizione – tranne questo autogol della maggioranza, che prima rifiuta, su nostra proposta, di convocare un consiglio avente all’ordine del giorno la composizione delle commissioni consiliari, quindi, nella seduta successiva, non ammette a votazione la nostra mozione avente per oggetto la formazione delle suddette commissioni. Oggi invece, credendo di coglierci in fallo, convocano un’assise dove al primo punto troneggia l’elezione del presidente del consiglio, seguito dalla costituzione delle commissioni consiliari, a testimonianza che il primo interesse di questa amministrazione è la ripartizione delle poltrone».

«Tutti conosciamo i malumori all’interno della loro coalizione – spiegano i consiglieri d’opposizione – ma copiare la nostra azione politica testimonia come ci siano delle vere e proprie carenze amministrative dietro questa maggioranza. Dopo sei mesi di prese in giro non ci sentiamo di partecipare al consiglio, e rispediamo al mittente fin d’ora qualsiasi tentativo di strumentalizzazione che verrà messo in campo». «Saremo disponibili al confronto soltanto quando Blasi ed i suoi cattivi suggeritori torneranno a portare rispetto non tanto a noi, ma alla cittadinanza intera – concludono dal centrodestra – e magari si degneranno di rispondere alle proposte avanzate senza parlare il politichese e senza giocare con regole e statuto che loro stessi hanno stabilito». (a.r.)

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