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«Ossidatore, le quantità in gioco sono risibili»

«Ossidatore, le quantità  in gioco sono risibili»

Il consigliere Antonio Marini invita gli amministratori all’equilibrio

TOLFA – Cresce sempre di più il dissenso nei confronti del famigerato ossidatore termico e il consigliere comunale di minoranza (RC) del Comune di Tolfa esprime alcune sue riflessioni. «C’è un Comitato che chiama alla mobilitazione generale invocando presagi di sventura, pericolo di incidente chimico, disastro ambientale e sanitario e vulnerabilità terroristica – dice Antonio Marini – i terroristi sanno bene che in ferramenta possono comprare il necessario per confezionare ordigni molto più micidiali delle armi chimiche del Cetli risalenti a un secolo fa. E’ singolare che si aggiunga alla lista dei sostenitori della crociata un numero sempre maggiore di politici e amministratori locali che, cavalcando la tigre della paura, manifestano netta contrarietà all’ossidatore, magari chiamandolo ‘‘inceneritore’’, ma quanti di questi personaggi hanno approfondito l’argomento e sanno di cosa stanno parlando? Non mi esprimo né a favore né contro l’ossidatore, ma per onore di verità e per completezza dell’informazione è indispensabile dare più notizie possibili per indirizzare nella giusta direzione le posizioni della gente». Marini spiega che: «L’impianto dovrebbe trattare una ventina di residuati bellici ogni giorno, pari a circa 90 kg di aggressivo chimico di prima generazione (si tratta in larga parte di iprite che non ha nulla a che vedere con la pericolosità dei prodotti di ultima generazione, i gas nervini – sarin o vx, che al Centro Chimico non ci sono) per quattro giorni a settimana producendo rottami di ferro da vendere allo straccivendolo e fumi da trattare con filtri; le quantità in gioco sono risibili. A conti fatti l’impianto dovrebbe trattare in un anno, in termini di peso, la stessa quantità che utilizza la centrale di TVN in 2 minuti. Molti caminetti, secondo recenti ricerche e stime accreditate, producono anche molta diossina e non hanno filtri: se li chiamiamo caminetti ricordano braciole e salcicce, se li definiamo inceneritori, fanno paura». Il rifondista collinare sottolinea poi: «E’ stato sottaciuto che, al momento, esiste solo l’incarico per la progettazione preliminare e che la stessa dovrà passare il vaglio della conferenza dei servizi e/o del ‘‘Comitato Misto Paritetico’’ per l’approvazione, senza la quale non si procederà alla successiva progettazione definitiva, esecutiva e piano della sicurezza. Si è parlato di ‘‘veleni sotto forma di monoliti’’ abbandonati all’acqua e al vento: invece i monoliti sono accantonati ordinatamente in un sito delimitato e monitorato costantemente per verificare l’esistenza di tracce di arsenico che, se dovesse accidentalmente essere presente, resterebbe segregato in una cisterna sigillata. L’amministrazione del Cetli ha già avviato le procedure per la caratterizzazione degli stessi monoliti per sistemarli lontano dall’Ente di Santa Lucia e forse dall’Italia. Il CeTLI sta portando avanti la distruzione delle armi chimiche del nostro paese da oltre 25 anni senza incidenti o casi di malattie riconducibili alle lavorazioni svolte. Nel Cetli locale operano 180 lavoratori, tra civili e militari, che hanno lottato, unitamente alla RSU, per evitare la paventata chiusura dell’Ente ponendo alla base della rivendicazione proprio l’esistenza e il funzionamento degli impianti per la distruzione delle armi chimiche, oltre a scongiurare che quella lavorazione così delicata finisse in mano a imprenditori privati. L’ossidatore serve a ottemperare un impegno internazionale assunto dal nostro Paese. Credo che almeno i politici e gli amministratori di istituzioni pubbliche con grosse responsabilità verso la nazione debbano esercitare l’esercizio del buonsenso e equilibrio prima di schierarsi e prendere posizione su argomenti di portata rilevante». (Rom. Mos.)

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