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''L’ampliamento non risolve il problema''

''L’ampliamento non risolve il problema''

NUOVO CIMITERO. Il consigliere Carmelo Travaglia interviene sul project financing della struttura. Il capogruppo Pd: «Se ci sono idee per non far gestire il progetto ad un privato e senza toccare il patto di stabilità, io ci sto»

di TONI MORETTI

CERVETERI – La questione dei cimiteri a Cerveteri tiene banco.

Viene rilanciata su un profilo facebook una dichiarazione del capo gruppo Pd Carmelo Travaglia del 21 febbraio 2016, quando lamentava l’eventuale costruzione di un quinto cimitero, e l’eventuale gestione privata dello stesso per effetto della realizzazione in project financing. Alcune testate telematiche l’hanno annunciata erroneamente come la posizione attuale. Travaglia la riconferma ma aggiunge: «Se fosse possibile». Tutto parte da una delibera di giunta approvata che dava la possibilità, attraverso un project financing, di costruire un nuovo cimitero a Cerveteri, sarebbe il quinto, che risolverebbe l’emergenza sepolture della città. La prima osservazione dei “saggi” della politica locale, era basata sul fatto che fu un’impresa privata a proporre il progetto, indicando anche il terreno opzionato e il modo di come sarebbe stato eseguito. La loro “saggezza” si era però arresa davanti al fatto che senz’altro ignoravano che un project financing deve partire da una proposta fatta da un privato, che trovandola congeniale ai suoi bisogni, il comune accoglie, che successivamente si apre un bando con quelle caratteristiche, e che vinca poi chi realizzerà meglio il progetto a minor costo. Si spostò allora il tiro sui bisogni del comune. Ha davvero bisogno Cerveteri di un quinto cimitero? Unanime la risposta dei “saggi”: “No!”. Da qui le soluzioni più fantasiose, buttate giù a lingua sciolta ma mai che poggiassero su basi di indagini fatte, di analisi comparative e di possibilità reali di realizzazione. In conclusione, circa l’idea di ampliamento del cimitero esistente, ci sono dei vincoli invalicabili della sovraintendenza che neanche il ministro Franceschini, con tutta la buona volontà, e per Cerveteri ha dimostrato di averne tanta, potrebbe fare qualcosa. I meno “saggi”, si fa per dire, Travaglia e Ferri, capo gruppo e consigliere de Pd, partito all’opposizione, in modo equilibrato presentano una mozione in consiglio mirata ad evitare la costruzione del quinto cimitero, ad evitare la gestione privata ed eventualmente se proprio si fosse dovuto fare, stabilire di realizzarlo attraverso delle linee guida del comune. Il sindaco Pascucci, chiede e ottiene il ritiro della mozione in cambio della costituzione di un gruppo di lavoro per poter entrare nel merito delle problematiche e di cercare le ragionevoli possibili soluzioni. Dice Travaglia: «La commissione si è riunita tre volte . Stando giornate intere dentro al cimitero ci siamo resi conto che per un ampliamento c’erano problemi insormontabili. La sovraintendenza aveva autorizzato in via del tutto eccezionale un piccolo ampliamento per la costruzione di 300 fornetti. Ciò non risolve il problema ma avrebbe dato una mano per soli due anni. Poi, dove si trovano i soldi per costruirli, dal momento che Cerveteri andrebbe ad intaccare il patto di stabilità? Ci siamo trovati quindi davanti ad una forchetta-continua Travaglia- Possibilità ed economia, intesa come finanziamento dell’opera e poi quindi, per evitare il privato, la gestione. Il comune non può assumere nessuno sempre per via del patto di stabilità, e la multiservizi neanche perché essendo al 100% del comune vi rientra anch’essa. Il dubbio che mi assalì mi portò a visitare personalmente tre sindaci della zona che hanno adottato il sistema che Pascucci intende adottare a Cerveteri: Cozzolino di Civitavecchia, Paliotta di Ladispoli e Montino di Fiumicino. Tutti e tre mi hanno detto che loro lo hanno dovuto fare perché non avevano alternative».

«Se-dice Travaglia- c’è qualcuno che porta soluzioni serie che impedisca la costruzione del quinto cimitero, impedisca al comune di bloccare tutte le opere pubbliche per via del patto di stabilità e possa non farlo gestire al privato, io ci sto, confermo tutto quanto dichiarato a febbraio. Ma devono essere serie con dei piani e progetti che ne provano la fattibilità. Altrimenti non si fanno gli interessi dei cittadini e tantomeno col no a prescindere come è successo nel mio partito, il Pd, dove c’era lo stesso gruppo di lavoro. Quella dichiarazione del 21 febbraio è stata rilanciato da un compagno del mio partito in malafede. Io però dal canto mio, sto tranquillo e disponibile a collaborare con chiunque ponga soluzioni a vantaggio dei cittadini. Il semplice ‘‘no’’ non lo fa».

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