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Rapporti tesi tra Pd e Ap

Acque agitatissime nella maggioranza sulla questione giustizia. Tornano tesi, come sulle unioni civili, i rapporti tra Ap e Pd dopo la presentazione degli emendamenti dei relatori Giuseppe Cucca e Felice Casson (Pd) in commissione Giustizia al ddl di riforma del processo penale e della prescrizione. Area popolare si mette di traverso e mette in guardia i dem dalla ricerca di maggioranze alternative ‘mirate’. Il ministro dell’Interno e leader Ncd Angelino Alfano attacca: «Dentro la commissione Giustizia del Senato c’è un residuo di area giustizialista storica, della vecchia sinistra». E se Ncd è pure per aumentare i tempi della prescrizione, il leader ricorda che «nei processi in media c’è il 50% di assolti, come ci dobbiamo regolare con quelli che si rivelano innocenti, li lasciamo aspettare per tutta la vita? Quel tempo – conclude – non può essere eterno». Il capogruppo a palazzo Madama Renato Schifani mette nero su bianco la contrarietà del partito e chiede che gli emendamenti vengano ritirati, perché non frutto di una concertazione tra alleati. Nei loro emendamenti sulla prescrizione, i relatori prevedono che i termini decorrano dal giorno in cui la notizia di reato perviene al pubblico ministero, o viene acquisita. Inoltre, il decorso della prescrizione cessa dalla sentenza di primo grado, mentre i termini della prescrizione sono raddoppiati per i reati di corruzione, fino alla sentenza di primo grado. I centristi, invece, fra i loro emendamenti, propongono che il tetto della prescrizione per tali reati sia a 16 anni e mezzo e non 21 e 9 mesi come previsto al momento dal ddl. Fatto sta che la navigazione del provvedimento si annuncia travagliata, in un clima avvelenato dal sospetto dei centristi che il Pd punti ad un’altra maggioranza sul tema. Il pentastellato Luigi Di Maio, infatti, ha detto che della proposta Casson «si può discutere» anche se bisogna vedere se è quella di tutto il Pd. A palazzo Madama Schifani nota che in mancanza del ritiro degli emendamenti «si prospetterebbe inequivocabilmente l’ipotesi di una maggioranza trasversale che vedrebbe esclusa Area popolare, così come quella che ebbe a prospettarsi sul tema delle unioni civili, argomento comunque estraneo al programma di governo». Alla Camera, anche il presidente dei deputati centristi Maurizio Lupi chiede esplicitamente: «Sulla giustizia il Pd non cerchi altre maggioranze rispetto a quella che governa il Paese». Come spiega il vice presidente vicario Rocco Buttiglione, la prescrizione deve decorrere «dal momento in cui il presunto reato è stato commesso e non semplicemente dalla sua scoperta». La sintesi delle obiezioni centriste, insomma, è «no alla prescrizione che dura tutta la vita». (Adnkronos)

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