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Il Tar promuove Acea e boccia i Comuni

Il Tar promuove Acea e boccia i Comuni

Respinto dal tribunale amministrativo il ricorso contro la diffida regionale per il conferimento delle infrastrutture idriche alla società. Respinti tutti e 5 i punti su cui si fondava la richiesta delle amministrazioni locali

LADISPOLI – Respinto dal Tribunale Regionale del Lazio il ricorso fatto dai comuni di Ladispoli, Civitavecchia, Agosta, Arsoli, Canale Monterano,Capena, Ladispoli, Marano Equo e Roviano contro la Regione Lazio, Acea spa e l’ATO 2 Lazio Centrale e la Città Metropolitana di Roma Capitale per l’annullamento della nota emessa dalla Regione Lazio con la quale si diffidano le Amministrazioni ricorrenti ad affidare in concessione d’uso gratuita le infrastrutture idriche di proprietà comunale al gestore del servizio idrico integrato. L’udienza si era svolta lo scorso 15 marzo al Tribunale amministrativo del Lazio per la discussione del ricorso contro la diffida regionale per il conferimento delle infrastrutture idriche ad Acea ATO 2

«Alla luce del quadro normativo e fattuale illustrato – si legge nella sentenza – risulta evidente che l’affidamento ad ACEA ATO 2 S.p.A. del servizio idrico integrato dell’ATO 2 è conforme alla disciplina in materia e si palesa, perciò, legittimo, atteso che esso è stato disposto con delibera n. 1/1999 della Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti dell’AATO 2, è disciplinato con la Convenzione di Gestione sottoscritta in data 6.8.2002, ACEA ATO 2 S.p.A. è società controllata ai sensi dell’art. 2359 c.c. da ACEA S.p.A. la quale, a sua volta, è società a partecipazione pubblica quotata in borsa sin dal 16.7.1999, e la Convenzione di Gestione sottoscritta prevede espressamente quale durata dell’affidamento il termine di 30 anni dalla sottoscrizione della stessa, ovvero, a far data dal 6.8.2002».

«Il superamento della frammentazione della gestione, perseguito attraverso l’affidamento unitario di quest’ultima in ambiti territoriali ottimali- si legge ancora nella sentenza – concorre alla piena realizzazione delle finalità di garantire la trasparenza, l’efficienza, l’efficacia e l’economicità della gestione medesima». Sono stati quindi respinti i 5 punti su cui si fondava il ricorso dei comuni. Sembra cruciale la decisione che gli stessi fecero nel 1999 e che poi ritrattarono successivamente.Ora si vedrà se questi ricorreranno ad altre forme di resistenza.

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