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Nuova vita alle vecchie gomme

Nuova vita alle vecchie gomme

Con il riciclo dei pneumatici fuori uso evitate da Ecopneus importazioni per 119 mln

Più ricchezza, occupazione e risparmi per il Paese, meno emissioni climalteranti, prelievi di materie prime e consumo di acqua. E’ il circolo virtuoso del riciclo degli pneumatici fuori uso. Grazie all’attività di Ecopneus, che rappresenta quasi il 70% del mercato, nel 2015 sono state recuperate 246mila tonnellate di Pfu, per il 54% come materia e per il 46% come energia, ed evitate importazioni di materie prime per 119 milioni di euro.
«Le aziende di frantumazione che lavorano con Ecopneus stanno effettuando investimenti per 15 milioni di euro», dichiara Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus. «E’ un dato che dà la dimensione del dinamismo del settore e della fiducia che gli imprenditori italiani ripongono nella green economy – aggiunge – La qualità del materiale si affina sempre più e migliorano le valenze applicative. La circular economy produce risultati concreti».
Nel 2015, Ecopneus ha raccolto oltre 241mila ton di Pfu (pari a circa 27 milioni di pezzi) presso oltre 25mila gommisti in tutta Italia, superando dell’8% il target di legge. Altre 6,6mila tonnellate sono state raccolte presso siti di accumulo preesistenti e grazie al Protocollo per la Terra dei fuochi che prevede interventi straordinari di raccolta di pneumatici fuori uso abbandonati sul suolo pubblico nel territorio delle Province di Napoli e Caserta. Delle quasi 248mila tonnellate di Pfu raccolte, al netto dei quantitativi stoccati, 246mila tonnellate sono state avviate nello stesso anno a riciclo e recupero. Di queste il 54% è stato recuperato come materia e il 46% come energia.
Il recupero dei Pfu ha portato importanti benefici ambientali, calcolati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: nel 2015 è stata evitata l’emissione di 363mila tonnellate di CO2 eq (come 80mila automobili che percorrono 30mila km in un anno), un prelievo di materie prime di 355mila tonnellate (pari al peso di 1.000 Airbus 380) e un consumo di acqua di quasi 1,8 milioni di m3 (un volume equivalente a 710 piscine olimpioniche).
Il costo di gestione complessivo è stato pari a 64,2 milioni di euro, di cui circa l’88% distribuito alle imprese della filiera, che danno lavoro a 642 persone. Il beneficio economico per il Paese è traducibile in 119 milioni di euro di importazioni di materie prime evitate, di cui il 91% è imputabile al riciclo del polimero di gomma in granuli e polverini.
«Questi risultati testimoniano la crescita di un settore strategico per un’economia circolare a bassissime emissioni di carbonio», commenta Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. «L’Italia è una best practice europea, con una importante filiera della green economy e rilevanti ricadute economiche e occupazionali: ora deve innovarsi per affrontare le prossime sfide – aggiunge – Il Decreto di riferimento (5 febbraio ‘98) andrebbe aggiornato considerando le tante opportunità di riciclo per prodotti e applicazioni, inimmaginabili fino a 20 anni fa. Occorre lavorare sulla Responsabilità estesa del produttore e alla revisione della normativa in ottica End of Waste allineandosi ai recenti indirizzi a livello europeo».
Restano, poi, alcuni problemi aperti. Per limitare i rischi ambientali di importazione illegale e vendita in nero di pneumatici, dal 2011 Ecopneus ha raccolto un extra quantitativo di Pfu pari a quasi 90mila tonnellate, per un onere complessivo di 16 milioni di euro di costi supplementari non coperti dalla gestione ordinaria. «Noi siamo in grado di trattare correttamente le quantità regolarmente vendute e dichiarate – continua – ci sfugge la quantità che entra irregolarmente che si stima sia intorno alle 50mila tonnellate, un numero molto alto legato soprattutto agli pneumatici per autovettura e per moto, venduti ai cittadini che non potendo scaricare l’Iva cercano di non pagarla». «La situazione nel 2016 rischia però di esplodere – avverte Corbetta – senza che vi siano le risorse per far fronte alla raccolta degli extra-quantitativi non coperti da contributo ambientale. Stiamo lavorando con le istituzioni e con altri soggetti del sistema per trovare al più presto soluzioni strutturali a questo problema».

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