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S. Severa, Sara Bosco trovata morta in un padiglione dismesso del Forlanini di Roma

S. Severa, Sara Bosco trovata morta in un padiglione dismesso del Forlanini di Roma

Tragedia per la quindicenne che lo scorso gennaio era scomparsa da casa. Disposta l'autopsia per accertare le cause del decesso. La Procura di Roma indaga per istigazione al suicidio

di GIAMPIERO BALDI

 SANTA MARINELLA – Tragedia per , la quindicenne di Santa Severa nota alle cronache per essere scomparsa lo scorso gennaio da casa. I genitori per ritrovarla si erano rivolti alla trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha Visto?”. Ma per la giovane non c’è stata mai pace. La ragazzina, già fuggita diverse volte dalle strutture presso le quali era stata assegnata, è stata trovata morta martedì in un padiglione chiuso dell’ospedale Forlanini di Roma.

Istigazione o aiuto al suicidio. E’ questo il reato ipotizzato dalla procura di Roma. Sul corpo della minore, secondo un primo accertamento, non sono stati trovati segni di violenza. Il pm Antonino Di Maio ha disposto l’ autopsia.

Il reato ipotizzato è anche legato al fatto che la giovane in passato aveva affermato, anche attraverso sms, l’intenzione di togliersi la vita. Chi indaga vuole capire, stante il passato di tossicodipendenza di Sara, chi le ha dato la droga. Non viene escluso poi che presto i magistrati possano convocare i responsabili della struttura ospedaliera.

Scappata domenica da una comunità di recupero per tossicodipendenti alle porte di Perugia dove era ospitata dallo scorso 5 maggio, per due giorni sua madre, Katia Bosco, 40 anni appena, anche lei con una storia di dipendenza, non aveva smesso di cercarla. Dopo aver vagato nei luoghi che frequentavano insieme fino al ricovero, l’amara scoperta: il corpo della ragazzina era steso a terra in uno dei locali del padiglione Pneumologie.

In un disperato tentativo di salvarla, le ha praticato un massaggio cardiaco. Troppo tardi: quando i medici del 118 sono arrivati nell’ala abbandonata dell’ospedale era già morta. I sanitari hanno provato a rianimarla sul posto, ma non sono riusciti a salvarla.

La giovane viene da una storia travagliata iniziata il 13 gennaio quando era scappata dalla sua abitazione di Santa Severa, un casello ferroviario abbandonato al Km 49 della Statale Aurelia, per raggiungere Roma dove aveva degli amici.

Sul caso era intervenuta anche Rai 3 nella trasmissione “Chi l’ha Visto”. Qualche giorno dopo la messa in onda del programma, una troupe della Rai va alla ricerca della ragazza a Roma, in particolare al Pigneto dove qualcuno dice di averla vista.

Il giornalista, accompagnato dalla madre della quindicenne, riesce a ritrovarla accampata in un garage. Era in compagnia di un ragazzo più grande di lei. La madre allora la prende in custodia e si dirige verso stazione Termini per riportarla a casa, ma quando la giovane viene a sapere che il Tribunale l’aveva affidata ad una casa famiglia, mentre era seduta in un caffè riesce a fuggire, facendo perdere di nuovo le tracce.

Viene però ritrovata dopo qualche giorno dalle forze dell’ordine e accompagnata alla casa famiglia di Monte San Giovanni Campano dove avviene un brutto incidente. Il centro di accoglienza chiamato “Il Monello” e gestito dall’omonima associazione di promozione sociale, è riuscito a tenere a bada la giovane solo un paio di giorni poi, nel tentativo di fuggire dalla struttura cui era stata affidata, aveva provato a calarsi dal terzo piano usando delle lenzuola annodate, per cercare di scendere dalla finestra.

Il tentativo però è andato fallito e la ragazzina è precipitata rovinosamente al suolo riportando gravissime ferite, tanto da essere trasportata d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma in codice rosso.

A Sara Bosco vengono riscontrate diverse ossa rotte, trauma facciale e gravi ferite in tutto il corpo, con il rischio, inoltre, di perdere un occhio.

Rimessasi, Sara Bosco viene mandata in un centro per disintossicazione che si trova a Perugia, ma non resiste e scappa di nuovo. La fuga ha un solo obiettivo: raggiungere Roma. Fino al ritrovamento del corpo ormai senza vita.

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