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Ordinanza di abbattimento del capannone, interviene il Nucleo Sommozzatori di Santa Marinella: ''Mesi di lavoro buttati''

Ordinanza di abbattimento del capannone, interviene il Nucleo Sommozzatori di Santa Marinella: ''Mesi di lavoro buttati''

S. MARINELLA – All’indomani dell’ordinanza emessa dall’Arsial, la società regionale che gestisce i terreni di proprietà di via Della Pisana, che obbliga le associazioni di volontariato presenti all’interno del capannone di piazza Baden Powell a liberare i locali, e contemporaneamente l’amministrazione comunale a provvedere all’abbattimento della struttura perché ritenuta abusiva, i volontari del Nucleo Sommozzatori hanno deciso di uscire allo scoperto per far conoscere il loro punto di vista.

«In questi giorni – si legge nel comunicato emesso dall’associazione del presidente Paolo Ballarini – non è stato facile continuare a fare la nostra attività di volontariato come Nucleo Sommozzatori. Volevamo solo una sede, e convinti di fare il bene comune e della cittadinanza, cercavamo un luogo operativo dove poter gestire le emergenze. Non c’era e pensavamo, d’accordo con le istituzioni, di costruircelo restaurando un rudere pericoloso degli anni ‘80. Non siamo ingegneri o avvocati. Noi siamo volontari della Protezione Civile e solo questo sappiamo fare, aiutare gli altri. A seguito di un esposto, la costruzione che abbiamo ristrutturato a nostre spese, è risultata essere inadatta e abusiva e destinata ad essere abbattuta. Mesi di lavoro buttati. Immense somme di denaro di noi volontari buttati. Poi, ieri mattina, l’emergenza ci ha riunito tutti e siamo intervenuti, salvando quella comunità che abbiamo a cuore, dall’acqua e dal nubifragio. Non abbiamo pensato a quello che ci era capitato. Abbiamo solo preso la divisa e salvato le persone in difficoltà. A breve saremo obbligati a smantellare il capannone, che oggi è stato fondamentale per salvare abitazioni e persone, e se non si troverà una nuova sede, non sarà più possibile farlo. Allora forse qualcuno si accorgerà di quanto avremmo voluto fare e non è stato possibile fare».

Gi.Ba.

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