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Tamagnini, nel giornale di bordo il racconto di quando rischiò di morire

Tamagnini, nel giornale di bordo il racconto di quando rischiò di morire

Nuovo stralcio delle note del subacqueo santamarinellese scomparso in mare lo scorso 20 maggio

S. MARINELLA – La scomparsa di Riccardo Tamagnini, il sub di Santa Marinella scomparso in mare lo scorso 20 maggio durante una battuta di pesca in Sardegna, è stato un duro colpo per la moglie Marina. Lei ha trascorso giornate in trepidante attesa nella sua casa di Palau per avere notizie del marito. Purtroppo, nonostante le ricerche continue, il corpo del suo congiunto ancora non è stato ritrovato. Per ricordarne la figura, ha deciso di pubblicare un piccolo “giornale di bordo scritto proprio da Riccardo che scrive di quel terribile 8 settembre del 1985 quando ha rischiato di morire per rincorrere una preda. «Sono a otto metri di profondità e vedo alcuni grossi saraghi mi puntano – scrive Riccardo nel suo diario – due dentici sfilano sulla destra fuori tiro, ma la mia attenzione si rivolge in particolare ad un dotto magnifico che lentamente con quell’aria di chi la sa lunga a volte si avvicina altre sembra annusare con presunzione la mia presenza. Manca poco, ancora un metro e sei mio, attesa inutile ha deciso di fermarsi lì a fissarmi. Decido, visto la sua calma presunzione di sfidarlo con una lentissima planata che mi permetta di arrivargli a tiro, ci sono ma lui mi anticipa forse captando l’intenzione e lentamente vira verso destra offrendomi il fianco. Continuo in planata accelerando per la caduta, ora o mai più, lo anticipo mirando il muso e riesco a colpirlo esattamente a centro corpo, la reazione è violentissima e decisa, punta verso il fondo, ma il tiro è stato lunghissimo e alla prima tensione si libera non avendo l’asta passato l’animale. Lo seguo con lo sguardo mentre in fondo alla scarpata scompare tra dei lastroni, solo ora mi rendo conto dell’accaduto, svegliandomi come da un trans la mia attenzione si rivolge tutta sulla risalita, non c’è più la magica visione a inebriarmi, a distrarmi, ma quella montagna d’acqua da scalare. ..»

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