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Nel risultato del voto amministrativo la richiesta è forte: cambiamento

Nel risultato del voto amministrativo la richiesta è forte: cambiamento

Nel Pd  una demarcazione è chiara. Esistono le premesse per interpretare al meglio la  nuova stagione

di TONI MORETTI

 

CERVETERI – Non si nasconde più a nessuno ormai che Matteo Renzi non ha mai rinunciato al suo progetto iniziale di “rottamazione” del suo partito, concetto un po’ sbrigativo, molto asciutto per poter essere declinato in tempi brevi e con serenità dall’apparato, non fosse altro per la caterva di interessi che andava a toccare, ma principalmente per due ordini di motivi. Il primo: quanto avrebbe pagato in termini elettorali un colpo di spugna traumatico che avrebbe dovuto cancellare una classe dirigente ancorata a cose vecchie e superate che non sapeva interpretare le presunte nuove aspettative di innovazione? E si chiude qui per essere buoni. Il secondo: Come  si poteva contare sulla buona fede di questo “sconosciuto” che a cuor leggero voleva riformare cose di cui si era parlato e riparlato da cinquant’anni senza mai approdare a niente e metteva in discussione argomenti tabù come la Costituzione, il bicameralismo, l’assetto funzionale delle Provincie e delle Regioni?

Ma soprattutto le ragnatele di interessi, connivenze, e quant’altro, cambiando di mano, in quali mani sarebbero transumate? E si, perché il concetto di politica nuova non era e non è ancora maturo. Non si riesce a pensare una politica fondata su valori di onestà, trasparenza, meritocrazia, fatta da gente competente capace anche di mettere in discussione i loro capi. Sono queste istanze volute, fortemente richieste ma mielosamente ritardate dai grandi partiti primo fra tutti dal PD, che non essendo stato capace di farsi la purga ed espellere ladri, incompetenti, corrotti, mangiapane a tradimento, ha portato la gente ad orientarsi verso progetti ancora più pericolosi. Alla base, la buona fede di chi davvero vorrebbe fare, ma viene annullata da contratti, postille, arzigonzoli che conducono tutti all’esercizio del potere di una società comunque commerciale formata da  “saggi” senz’altro geniali, ma che non si riesce con nessuno sforzo intellettuale a paragonare a Platone. Ma allora? La democrazia dove va? Se ne mette in  discussione il valore? Bene si avvicina sempre di più il punto dove sociologicamente, la verticizzazione ingombrante tanto da apparire paranoica porta a dover ricominciare dalle maglie strette del tessuto sociale . I microorganismi autoriformatisi porteranno alla nascita del nuovo. Cerveteri non è escluso da questo processo, anzi esistono le premesse, soprattutto nel PD, nonostante lo si voglia vedere incasinato e alla deriva, di interpretare questa nuova stagione.  Nel PD a Cerveteri una demarcazione è chiara. C’è un’animosità orientata all’apertura, al confronto con tutti che parte dal cercare la formula più partecipata possibile per realizzare in democrazia una città solidale, civile, accogliente e che riesca a valorizzare le proprie bellezze di cui si fa carico Alessandro Gnazi. C’è una parte che punta con piglio da imprenditore a informare e comunicare le opportunità ai giovani e alle imprese, che anima Franco Caucci, e una parte non identificata, e si denota da ciò che fa, che con vecchie manovre, vecchi trucchi, rimane comunque arroccata su ciò che è stato, così determinata a conservare le proprie posizioni a garanzia degli interessi che esprime, che sarebbe disposta se potesse, persino ad operare riesumazioni.

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