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Ficoncella: respinto l'appello di Acanthus

Ficoncella: respinto l'appello di Acanthus

Depositata la sentenza del Consiglio di Stato con la quale si mette la parola fine all’annosa vicenda. Nessun diritto di subconcessione sull’utilizzo delle acque termali. L’avvocato della cooperativa Sant’Agostino Manuel Magliani: "Lavoratori finalmente al sicuro"

CIVITAVECCHIA – È stata depositata nei giorni scorsi la sentenza del Consiglio di Stato che mette definitivamente la parola fine all’annosa diatriba amministrativo giudiziaria tra la società Acanthus spa contro il Comune di Civitavecchia e la Regione Lazio, e nei confronti della cooperativa Sant’Agostino. Sentenza che di fatto ha respinto l’appello presentato dalla stessa Acanthus a seguito della bocciatura del ricorso al Tar del Lazio.  

La vicenda prende le mosse da una delibera del 2011 con la quale il Comune affidò alla Sar Hotel – poi Acanthus – la gestione temporanea dell’impianto della Ficoncella e delle sue strutture, fino alla scelta definitiva del soggetto privato con cui si sarebbe dovuto stipulare un accordo di programma per la realizzazione di interventi di sviluppo e per la gestione dell’impianto e dell’intero sito minerario: soggetto che si sarebbe dovuto individuare con procedura ad evidenza pubblica. A fine anno la Sar Hotel, come mandataria di un raggrupamento di imprese, partecipò come unico soggetto alla selezione e nel 2012 fu ritenuta ammissibile la candidatura, con la conseguente stipula di un protocollo di intesa. Due i problemi principali: innanzitutto la mancata concessione della sub concessione mineraria da parte della Regione Lazio, giudicata dovuta dal tribunale. E poi la revoca, con delibera di giunta del 2013 da parte del Pincio, dell’affidamento provvisorio degli impianti termali per asserite inadempienze agli obblighi di sistemazione dell’area e delle strutture esistenti originariamente assunte dal raggruppamento temporaneo, con l’obbligo di rilascio dell’area. Con il Comune che affidò alla cooperativa Sant’Agostino la gestione del parcheggio, del punto ristoro, della guardiania e della pulizia della Ficoncella nelle more dell’espletamento di una procedura ad evidenza pubblica all’esito della quale alla stessa società furono affidati tutti i servizi.

Tutti motivi contestati da Acanthus che ha deciso di ricorrere prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, con quest’ultimo che ha però respinto l’appello, chiudendo definitivamente la questione. La sentenza stabilisce quindi che Acanthus non ha alcun diritto di subconcessione sull’utilizzo delle acque termali. Alla società di Sarnella resterebbe la proprietà delle aree, ma non il diritto di utilizzo delle acque, che torna al Comune come sub-concessionario della Regione Lazio in virtù della concessione mineraria del 1956. 

Soddisfatto l’avvocato Manuel Magliani, difensore insieme al collega Luca Bonifazi della cooperativa Sant’Agostino, che ha parlato di «pretese infondate del gruppo Acanthus, anche in merito alla gestione del piccolo impianto idroterapico della Ficoncella. La sentenza emessa dal Consiglio di Stato – ha sottolineato – pone la parola fine su una triste vicenda che ha visto ingiustamente pretermessi i diritti dei lavoratori della Cooperativa a causa di un datore di lavoro (Acanthus) che nel periodo in cui ha gestito l’impianto della Ficoncella ha omesso, fra le altre cose, di pagare gli stipendi per diverse mensilità ai dipendenti della Cooperativa che ha rischiato per tali motivi seriamente di fallire, dunque è stato necessario resistere in tutti i gradi di giudizio per tutelare la Cooperativa ed i suoi lavoratori che finalmente possono dirsi al sicuro».

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