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Cerveteri, problema mensa: clima teso in assemblea

Cerveteri, problema mensa: clima teso in assemblea

di DANILA TOZZI

Le ragioni di Stato contro le ragioni del cuore. Venerdì pomeriggio al Granarone sembrava di essere tornati ai tempi bui in cui amministrazione e cittadini si fronteggiavano senza possibilità di dialogo e confronto. Il tema caldo, quello dell’aumento dei costi della mensa e in particolare della qualità del servizio, aveva acceso parecchio gli animi perché era in discussione un problema che riguarda la salute dei propri figli, che, ovviamente, non si tocca. “Se i pasti però erano scadenti – ha subito obiettato Pascucci al primo attacco – perché comunicarlo solo adesso a fine scuola quando ormai la mensa è chiusa e tutto è rinviato a settembre?”. Ad essere messo sotto accusa quindi oltre a all’incremento del costo pro capite salito di oltre il 40 %, la Sodexo, la ditta che fornisce pasti a quasi 1500 bambini, distribuiti in tutti i plessi di Cerveteri, compresi gli studenti della media Salvo D’Acquisto dove è previsto un rientro settimanale. Il sindaco Pascucci ha intercettato l’umore nero dei genitori presenti alla riunione, (in verità una rappresentanza numericamente non proprio da stadio su tanti bambini che utilizzano la mensa erano circa 60) ma sufficienti a rivendicare ciò che ritengono sia legittimo rivendicare: qualità e costi contenuti del servizio. Ma il pomo della discordia, oltre all’ aumento inopinato, secondo le famiglie, della mensa, era proprio la qualità non eccellente del cibo e una certa monotonia, non giustificata “per giorni di fila hanno mangiato pasta in bianco – ha dichiarato una mamma”, affermazioni suffragate dalle lamentale del figlio e da una relazione (datata 18 giugno 2016) del dottor Gaetano Giordano, medico chirurgo, psicoterapeuta nonchè medico legale che a marzo aveva fatto visita in una scuola all’ora del pranzo e quindi constatato di persona le criticità della situazione. “Il pane non viene imbustato, ma anzi toccato con le mani, non è sufficiente; così come le mascherine indossate dal personale della ditta non garantisce che si possano evitare la trasmissione di germi; circolano all’interno della sala persone che non appartengono alla società e i menu non rispettano le tabelle nutrizionali”. E nel rapporto stilato dal medico si parla di possibile gravissimo pericolo per la salute. Ce n’è di che far rizzare i capelli e a supportare le affermazioni del professionista, un’altra mamma ha sottolineato come proprio le ceste contenenti il pane venivano lasciate all’aperto e sovrapposte, con il rischio di contaminazioni. “Perché allora –ha insistito Pascucci- solo ora sono emersi tutti questi problemi? Forse-ha argomentato- l’aumento per voi assolutamente immotivato elevato, dopo dieci anni, da 40 a 55 euro ha innescato la classica reazione a catena?”. Ad avvalorare la tesi che questi rincari erano inevitabili e giustificati il sindaco ha proiettato una serie di slide, con tabelle riportanti i costi della ditta, l’aumento del prezzo a bambino rimasto invariato per circa 10 anni e mostrato come i prezzi siano i più contenuti anche paragonati ai costi applicati dalle città vicine; comunque per alcuni assolutamente inconcepibile. Così che gli irriducibili, uno sparuto gruppo, per la verità hanno già minacciato di non voler pagare la retta. Momenti di maggior incontro tra le parti quando il sindaco ha ribadito il grande valore delle commissioni formate dai genitori che verificano la qualità del servizio presentandosi nei vari istituti, senza preavviso e che quelle esistenti sono state fin troppo latitanti. Molto battagliere il gruppo “Mamme Etrusche”, poco inclini a dare credito alle parole di Pascucci benché, il sindaco cercasse di riportare la discussione nei binari più attenuati dei toni e razionali. Difesa d’ufficio dei rappresentanti della società che da anni gestisce il servizio di refezione, mentre i genitori hanno ottenuto da Pascucci la rassicurazione di rivedere le tariffe “incriminate” e la possibilità di stornare la spesa di chi utilizza l’abbonamento per il rientro (ipotesi piuttosto difficile). Dunque manovra elettorale oppure una delegazione formata da amministratori e genitori si sederanno attorno a un tavolo per discutere della faccenda senza che l’emotività che suscita la questione abbia il sopravvento sulla razionalità dell’argomento? Si sa le ragioni del cuore si scontrano con quelle dello Stato. 

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