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Centrale Enel: la Provincia di Brindisi chiede risarcimenti per 500 milioni

Centrale Enel: la Provincia di Brindisi chiede risarcimenti per 500 milioni

CIVITAVECCHIA – «La Provincia di Brindisi chiede 500 milioni di euro a titolo di risarcimento per danni ambientali procurati da Enel, che cosa chiede l’amministrazione comunale di Civitavecchia che ha una centrale quasi uguale?». 

Se lo chiede il presidente dell’associazione politico culturale ‘‘Civitavecchia C’è’’, Roberto Melchiorri, commentando la richiesta arrivata dalla Provincia di Brindisi, nell’ambito del processo a carico di tredici dirigenti Enel e di due imprenditori locali addetti alla manutenzione, per la dispersione di polveri di carbone dal nastro trasportatore e dal carbonile della centrale Federico II di Cerano. Carbonile che, come più volte spiegato, è di fatto gemello di quello della centrale Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia (anche se sono differenti le modalità di trasferimento). 

La differenza è che per l’impianto di Cerano la magistratura ha accertato le dispersioni, aprendo un’inchiesta e arrivando al processo; e nell’ultima udienza è stata formalizzata la richiesta di risarcimento presentata dalla Provincia di Brindisi, che aveva già quantificato il danno in 500 milioni di euro, e dai Comuni di San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Trepuzzi (quest’ultimo della provincia di Lecce). 

Proprio le affinità tra i due impianti, ed ovviamente il fatto di avere a Civitavecchia una amministrazione, quella a Cinque Stelle, a forte caratterizzazione ambientalista, fanno chiedere a molti civitavecchiesi, al di là dell’attualizzazione dell’accordo tra Comune ed Enel del 2008 e la modifica della prescrizioni Via, che tipo di interventi sono stati fatti in questo senso dal Comune che ospita la centrale Enel.

C’è chi ribadisce che la salute non si baratta, ma in una città con un alto tasso di morti per tumore, c’è anche chi sottolinea la necessità di far pagare e, nel frattempo, percorrere la strada dell’abbattimento degli inquinanti e della chiusura della centrale. 
«A Brindisi si chiedono 500 milioni di danno ambientale e qui – ha concluso Melchiorri, intervenendo anche nel corso dell’iniziativa di sabato promossa dell’associazione Vision2030 e dal titolo ‘‘La città che vogliamo’’ – stiamo ancora con il cerino in mano., a discutere di cosa si deve fare».

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