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Macchina del fango, parte il processo a Gianlorenzo

Macchina del fango, parte il processo a Gianlorenzo

A Viterbo il direttore di Etrurianews alla sbarra per rispondere alle accuse di tentata estorsione, minacce, corruzione, detenzione di arma, appropriazione indebita, tentata concussione, rivelazione di segreti d’ufficio, sostituzione di persona. Insieme a lui altri 7 imputati, tra cui l'ex assessore regionale Angela Birindelli. Il giornalista spavaldo: "Non vediamo l'ora di iniziare a raccontare con le carte la verità manipolata ad arte da qualcuno"

VITERBO – Parte a Viterbo il processo per la macchina del fango sull’asse Tuscia-Pisana, che vede imputati, tra gli altri il giornalista Paolo Gianlorenzo – noto alle cronache civitavecchiesi come portavoce di Gianni Moscherini, e per le sue campagne mediatiche contro Pasqualino Monti ed il vertice della Fondazione Cariciv – e l’ex assessore all’Agricoltura della Regione Lazio Angela Birindelli.

Politica e, soprattutto, giornali usati per trarne vantaggio, gettando fango e discredito sul nemico di turno, per poi cercare di “farselo amico”. Così hanno descritto al pm titolare dell’indagine Massimiliano Siddi il “metodo Ciarrapico”, applicato e spiegato da Gianlorenzo, suoi diversi ex collaboratori.

Gianlorenzo prima diresse Nuovo Viterbo Oggi, dell’editore Giuseppe Ciarrapico, poi passò all’Opinione di Arturo Diaconale, giornale con il quale con l’abbinamento alla sua testata “Alto Lazio News” per qualche mese imperversò sia a Viterbo che a Civitavecchia, dove portò la testata per sostenere l’allora sindaco Moscherini, che si preparava alle elezioni del 2012. E proprio in quel frangente incappò in un’altra vicenda da presunta macchina del fango, da cui poi Gianlorenzo uscì quasi subito, mentre Moscherini venne rinviato a giudizio per corruzione in merito all’appalto per le terme (il processo inizierà tra pochi giorni). Oggi Gianlorenzo dirige il suo blog Etrurianews.it, pubblicato anche sotto la testata Nuovoviterbooggi.it) e continua a svolgere l’attività di portavoce di Moscherini.

Nel processo che si apre ora sono state unificate due diverse indagini della procura viterbese: quella sulla macchina del fango e quella aperta sulla realizzazione del padiglione della Regione Lazio alla fiera Vinitaly di Verona, nel 2012.

In tutto sono otto gli imputati dei due filoni di inchiesta che partirono dalle denunce di Francesco Battistoni, attuale vicecapogruppo regionale di Forza Italia. Secondo la tesi accusatoria, che ora dovrà essere dimostrata in dibattimento, Gianlorenzo, dietro il pagamento di campagne pubblicitarie sul suo giornale dell’epoca (abbinato come detto all’Opinione) da parte dell’assessorato regionale all’Agricoltura, si occupava di gettare discredito mediatico su Battistoni, avversario politico della Birindelli, utilizzando quello che lui stesso in redazione con i suoi ex collaboratori definiva “Metodo Ciarrapico”: colpire ripetutamente il bersaglio di turno sul giornale per denigrare, punire o addirittura raggiungere obiettivi, come avvenne, a quanto pare, anche nel caso dell’imprenditore della sanità ed editore Roberto Angelucci, sul quale Gianlorenzo scrisse diverse puntate sul suo coinvolgimento in una inchiesta relativa alla Asl di Viterbo, puntando in realtà, secondo il magistrato, ad un lavoro a Libero o al Nuovo Corriere Viterbese, entrambi editi dal gruppo imprenditoriale riferibile ad Angelucci. All’epoca tra le altre presunte vittime della macchina del fango ci sarebbe stato anche l’imprenditore Piero Camilli, presidente del Grosseto calcio e poi della Viterbese. Tutte tentate estorsioni, secondo il pm Siddi, che indagando si è imbattutto poi anche in vicende di minacce ai collaboratori del giornale, ad una appropriazione indebita di circa 5000 euro dalla coop del giornale per pagare il proprio avvocato, fino al possesso di un tirapugno detenuto illegalmente in redazione.

L’altro filone, come detto, riguarda le edizioni 2011 e 2012 di Vinitaly, arrivato a costare oltre un milione alla Regione, con presunti tentativi di favorire ditte vicine all’ex assessore della Giunta Polverini Birindelli. 

In particolare, Paolo Gianlorenzo risponde di tentata estorsione per le “macchine del fango” a Francesco Battistoni, Roberto Angelucci e Piero Camilli e le minacce di licenziamento ai collaboratori del giornale; corruzione per l’accordo con l’assessore Birindelli di ottenere pubblicità in cambio della macchina del fango contro Francesco Battistoni; minacce a un collaboratore; detenzione di arma per il tirapugni in redazione; appropriazione indebita per i 5mila euro della cooperativa editoriale, per pagare spese legali; tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio; sostituzione di persona per aver usato un prestanome dell’ex senatore Ciarrapico, durante una telefonata;

Angela Birindelli dovrà rispondere alle accuse di tentata estorsione e corruzione per la macchina del fango a Francesco Battistoni; tentata concussione e abuso d’ufficio; peculato per la macchina di servizio usata per ragioni private; abuso d’ufficio e tentata concussione per i presunti tentativi di pilotare l’allestimento dello stand Lazio al Vinitaly.

Gli altri imputati sono la giornalista, collega di Gianlorenzo, Viviana Tartaglini (accuse: tentata estorsione, appropriazione indebita); Luciano Rossini, funzionario dell’Agenzia delle Entrate (risponde di tentata concussione e rivelazione di segreti d’ufficio); Sara Bracoloni, che risponde di rivelazione di segreti d’ufficio per aver rivelato a Gianlorenzo informazioni sul rapporto di lavoro della figlia di un magistrato; Erder Mazzocchi (ex commissario Arsial) risponde di: tentata concussione, concussione e abuso d’ufficio, soppressione di atti; Roberto Ottaviani (dirigente della Regione Lazio) e Giuseppe Fiaschetti (imprenditore) rispondono di abuso d’ufficio e tentata concussione in relazione alla vicenda Vinitaly.

Oltre ottanta le testimonianze richieste dalla Procura, dagli imputati Birindelli, Mazzocchi e Fiaschetti, e da battistoni costituitosi parte civile. Ma si andrà oltre, aggiungendo i testimoni degli altri imputati e delle altre parti civili. Tra i testi citati anche l’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini ed il direttore de L’Opinione, oggi consigliere di amministrazione della Rai, Arturo Diaconale, fino all’ex parlamentare ed ex sindaco di Viterbo Giulio Marini.

Spavaldo come sempre il commento di Gianlorenzo: “Con piacere abbiamo evitato di mettere molti testimoni a difesa visto che li ha già citati il Pm. Non vediamo l’ora di iniziare e cominciare a raccontare, con le carte, la verità manipolata ad arte da qualcuno (i cui nomi saranno fatti in fase dibattimentale)”.

 

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